Elezioni - Considerazioni generali

I risultati delle ultime politiche sono chiari ed evidenti a tutti: la coalizione guidata da Silvio Berlusconi ha vinto con netto scarto (circa 9 punti su scala nazionale) su quella di Walter Veltroni e Antonio Di Pietro. Alla Camera il vantaggio consta nel famoso premio di maggioranza, che garantisce al PDL e alla Lega circa cento deputati in più, mentre al Senato la differenza è di una quarantina di parlamentari sempre a favore della coalizione di centro-destra. Sono numeri pesanti, che garantiscono a Berlusconi una salda governabilità: infatti a meno di scandali o fatti eccezionali (che nessuno chiaramente si augura) questo nuovo governo rimarrà senz’altro in carica per tutta la legislatura. E questo, dopo due anni passati in un clima di totale incertezza, dove la legittimazione parlamentare a favore di Prodi consisteva tutta in pochissimi senatori, non può che rappresentare una boccata d’ossigeno per il nostro Paese.

La vittoria di Berlusconi: i motivi

E’ lecito chiedersi la ragione di una vittoria così netta, così schiacciante, avvenuta solo due anni dopo che il Paese si era chiaramente spaccato a metà, un fifty/fifty quasi perfetto. Credo che più di tutti abbia colto nel segno l’Onorevole Buttiglione (UDC) il quale ha parlato di ’sconfitta di Prodi’, come a dire che il risultato plebiscitario a favore del PDL sia stato anzitutto l’effetto di un vasto malcontento dell’elettorato italiano per l’operato dell’ultimo governo di centro-sinistra, sicuramente uno dei più impopolari di tutta la nostra storia repubblicana. La gente, a differenza di quanto auspicato da Veltroni, non ha visto nel PD il rinnovamento, ma piuttosto una sorta di minestra riscaldata che avrebbe definitivamente dato a questo Paese il colpo di grazia qualora avesse vinto. E dunque, è lecito chiedersi, il rinnovamento sarebbe Berlusconi? Certo che no, un uomo di 72 anni che ha già governato l’Italia per 7 anni e che si è proposto per la quinta volta di fila come leader della propria coalizione non può essere nè visto nè definito come tale nemmeno da chi ha espresso una preferenza a suo favore. E questo è interessantissimo, perchè ci fa capire un’altra cosa: che gli Italiani, in questo particolare momento, non vogliono rinnovamento, ma certezze, quelle che hanno tanto sentito mancare negli ultimi anni. Berlusconi non è il nuovo, ma il sicuro, il certo. L’Italia è come una nave; non ha detto ‘Vogliamo prendere il largo’, ma piuttosto ‘dateci un’ancora!’. Non importante, ma fondamentale è stato poi l’apporto della Lega in Settentrione: ma questo è un punto che mi riservo di sviluppare in seguito.

Il PD e la scommessa mancata

Mai eredità più scomoda poteva gravare sulle spalle di Walter Veltroni, il quale ha cercato in tutti i modi di scrollarsela di dosso, prima sciogliendo l’allenza con la sinistra massimalista, e in seguito proponendosi come un soggetto nuovo, di rottura non solo con la precedente tradizione di sinistra, ma con tutta l’esperienza politica italiana del dopoguerra. Veltroni ha detto no ai conservatorismi, ha creato quel grande partito riformista che l’Italia non ha mai avuto, e ha cercato di instaurare con la controparte politica una dialettica non aggressiva, ma critica e costruttiva. Tutto questo, numeri alla mano, non è comunque bastato, perchè la gente dopo due anni di Prodi sentiva di non potersi fidare di un uomo che pur riconoscendo gli sbagli del precedente premier ne aveva sempre cantato le lodi, di un uomo che propinava il nuovo quando, come ho già affermato, non era quello che la maggior parte degli italiani chiedevano. E molti, aggiungo, non hanno nemmeno creduto in questa sua pretesa novità. Ma il PD può comunque dirsi protagonista di una svolta epocale per il nostro sistema politico: l’instaurazione del bipolarismo all’americana.

Il flop della sinistra massimalista e il trionfo della Lega

Forse sbaglio, ma non riesco assolutamente a leggere separatamente il pessimo risultato conseguito dalla Sinistra Arcobaleno, che non godrà della minima rappresentanza parlamentare, e il plebiscito pro-Lega che si è manifestato in queste ultime politiche.

E’ vero, Bertinotti sarebbe sicuramente andato in Parlamento se buona parte del suo elettorato avesse fatto prevalere la nostalgia comunista al voto-utile per Veltroni in funzione anti-berlusconiana. Ma resta quel misero 3%, messo in piedi da una coalizione che, sommando i voti delle politiche del 2006, ottenne l’11%. Perchè questo risultato? La risposta è semplice: quello della Sinistra Arcobaleno è puro anacronismo. Siamo di fronte a persone ancora affezionate alla falce e al martello, persone che alzano il pugno e che credono ancora alla lotta di classe (’Non è possibile candidare un operaio e un imprenditore allo stesso tempo’, aveva detto Bertinotti guardando alle liste del PD). Tutto questo è passato. Lasciatemi fare una riflessione: di quale classe sociale si chiamava e si è sempre chiamata paladina la sinistra radicale? Quella bassa: operai, gente che fatica ad arrivare a fine mese, precari, giovani. Pochissimi di costoro hanno dato il loro voto a Bertinotti. Al Nord poi, questi voti sono andati alla Lega. Ecco perchè secondo me esiste una sottile filo che unisce il successo di Bossi al disastro della SA: la base sociale che storicamente ha composto l’elettorato di una certa sinistra, al Nord è diventata ‘utenza’ della Lega. E se anche sotto il Po gli operai hanno visti più tutelati i loro interessi dal programma di Berlusconi, significa che esistono seri motivi di riflessione per Bertinotti e compagnia.

Adesso affronto l’argomento Lega, e i miei lettori perdoneranno la scarsa imparzialità, ma essendo un italiano del Nord mi è difficile non parlare col cuore. Come detto prima, il partito di Bossi ha spopolato: un otto per cento su scala nazionale, che in regioni come il Veneto e la Lombardia, si è tradotto addirittura in un venti per cento dei consensi. Ora, io sono una di quelle persone che si emoziona alle note dell’Inno di Mameli, che prova sempre un certo piacere a veder sventolare il tricolore e che si dice orgogliosa del fatto che il suo Veneto abbia donato tante vite prima durante il Risorgimento, e poi durante la Resistenza. Basta già questo per far intendere a chi mi sta leggendo che il partito di Bossi non raccoglie assolutamente le mie simpatie, ma sono altrettanto convinto che esiste un atteggiamento diffuso nei confronti della Lega che va sradicato: lo snobismo; dire ‘tanto quelli sono ignoranti’, ‘non si è mai visto un intellettuale leghista’ e via così. Perchè se il cuore economico di questo Paese strizza l’occhio a Bossi non si può far finta di nulla, non si può catalogare la cosa come ‘oscena’ e basta. La Lega è stato l’unico partito in grado di capire veramente il disagio della gente comune del Nord, nessuno può negarlo. E a prescindere dalle discutibili radici ideologiche di questa compagine politica, bisogna prenderne atto e compiere le relative considerazioni.

Come riuscirà Berlusconi a rispettare le pretese della Lega, sicuramente invise non solo al Meridione ma anche al Centro? Questo sarà uno dei punti più interessanti della prossima legislatura; intanto mi aspetto che venga assegnata la presidenza di una camera proprio alla Lega, e questo per coinvolgerla di più nell’indirizzo politico del governo e per ridurre al minimo il rischio di ribaltoni stile ‘96.

Gli altri partiti: UDC, La Destra, Partito Socialista

Casini ha tenuto, e pure bene aggiungerei. La linea aggressiva contro Berlusconi e la forte insistenza sui valori di matrice cattolica che rappresentano il fulcro del partito hanno sicuramente premiato l’UDC, l’unica coalizione sopravvisuta al PD e al PDL. ‘Non voteremo la fiducia a Berlusconi’, hanno affermato giusto ieri Casini e Buttiglione, il che significa che saranno l’unico partito d’opposizione assieme al PD, col quale tuttavia non prevedo intese di alcun tipo.

Un altro estremismo oltre a quello comunista lascia il Parlamento: quello della fiamma tricolore, quello de La Destra, altro partito anacronistico composto da persone che dicendosi ‘orgogliose di essere fasciste’ offendono anzitutto la Costituzione, che vede proprio nell’antifascismo uno dei suo valori fondanti. Non ci mancheranno i loro saluti romani.

Mi hanno stupito le dimissioni da segretatio del partito socialista di Boselli, come conseguenza del poco confortante risultato elettorale: egli pensava veramente di superare la soglia del 4% necessaria per entrare alla Camera? Del Partito Socialista rispetto il nome, il lustro e la tradizione di un qualcosa nato addirittura nel 1892, ma è superfluo dire quanto poco possa servire una tale compagine politica nel nostro Paese.

L’avvento del bipolarismo e la speranza di una nuova stagione politica

Ieri è avvenuto qualcosa che mi auspicavo ormai che accadesse da mesi: la semplificazione del quadro politico nazionale. Se veramente il PDL è destinato a diventare un partito unico, e se avverà l’annunciata fusione tra PD e Italia dei Valori, il nostro Parlamento sarebbe composto da soli 4 partiti: il PD, l’UDC, il PDL e la Lega (oltre alla trascurabile presenza del MPA). Ci si avvicina al modello americano e inglese, e questo a mio avviso può essere solo un bene per il nostro Paese: vedremo meno divisioni, più certezze, meno soffocanti e improduttivi compromessi. Il vero artefice di questo cambiamento epocale è senza dubbio Walter Veltroni, che decidendo di non correre con la Sinistra Arcobaleno e di proporre un grande partito di centro sinistra ha costretto Berlusconi alla contro-mossa del grande partito di destra, il PDL. Gli sbarramenti previsti dall’attuale legge elettorale, che con le precedenti coalizioni-ammucchiata non aveva senso, hanno fatto il resto.

Spero che con questa nuova legislatura possa veramente cambiare qualcosa nella nostra politica: vorrei vedere una dialettica diversa tra maggioranza e opposizione, una collaborazione al miglioramento di questo Paese il quale ha un disperato bisogno di interventi urgenti. Dialogo sulle riforme, come auspicato sia Veltroni che da Berlusconi, e soprattutto, un clima più disteso sia alla Camera che al Senato. Spero prevalgano la moderazione e l’interesse del Paese.

I miei sinceri auguri di buon governo a Silvio Berlusconi, che non ho votato ma che ora ha in mano le redini di questa Nazione. E speriamo anche in un pizzico di fortuna, che non fa mai male.

Pubblicato in: on 15 Aprile, 2008 at 11:28 am
Tags: , , , , , , , , , , , ,

La URI per inviare un trackback a questo articolo è: http://pistolato.wordpress.com/2008/04/15/elezioni-considerazioni-generali/trackback/

RSS feed dei commenti a questo articolo.

Leave a Comment