Un giorno Socrate fu avvicinato da un uomo che gli disse: “Ascolta, ti devo raccontare qualcosa d’importante sul tuo amico” “Aspetta un po’”, lo interrupe il saggio, “hai passato attraverso i tre setacci ciò che mi vuoi raccontare?”. “Quali setacci?”. “Ascoltami bene: il primo setaccio è quello della verità. Sei convinto che tutto quello che mi vuoi dire sia vero?”. “In effetti no: l’ho solo sentito raccontare da altri”. “Ma allora l’hai almeno passato al secondo setaccio, quello della bontà?” L’uomo arrossì e rispose: “Devo confessarti di no” “E hai pensato al terzo setaccio? Ti sei chiesto a che serva raccontarmi queste cose sul mio amico? Serve a qualcosa?” “Beh, veramente no” “Vedi?” continuò il saggio, “se ciò che mi vuoi raccontare non è vero, nè buono, nè utile, allora sarà meglio che tu lo tenga per te”.


Bellissima questa paraboletta, molto efficace l’immagine dei setacci: quante meno informazioni che ci tempestano ci sarebbero se tutti passassero le loro chiacchiere inutili per questi tre saggi filtri…
messaggio blog-promozionale…Leggi il Nikita!
Sono d’accordo in tutto pensa che mi è arrivata questa parabola da un mio amico croato, ma in lingua croata, ho voluto subito metterla sul mio blog, e cercando in rete l’ho trovata sul tuo blog in italiano.
Fa riflettere vedere come dopo 2500 anni nei quali è stato già detto e pensato tutto, siamo progrediti enormemente in alcune cose, nella tecnologia per esempio, ma in alcune non ci siamo mossi di una virgola, anzi forse siamo peggiorati.
Mate
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