Gli occhi del mondo in questi giorni si sono rivolti verso l’Iran e le sue elezioni presidenziali. Molti si saranno chiesti perché tanta attenzione verso questo fatto. Ebbene, l’Iran è uno Stato di fondamentale importanza nell’economia del Medio Oriente, una zona del mondo che già nei decenni scorsi aveva una sua rilevanza ai fini della pace mondiale, e che ne ha acquisita ulteriormente dopo i fatti del 2001.
L’Iran è uno dei principali Stati anti-israeliani. Finanzia ed arma partiti come Hezbollah e Hamas, che negli ultimi tre anni hanno intrapreso azioni di carattere bellico contro Israele. Inoltre l’Iran è una Paese che (pur avendo introdotto una forma di governo e un sistema delle fonti occidentalizzanti) continua ad applicare la shari’a, ovvero l’antico diritto islamico, un diritto che lascia ben poco spazio alle libertà fondamentali così come le concepiamo qui in Occidente.

Molti hanno sperato nell’elezione del candidato “riformista” Moussavi ai danni del presidente uscente Ahmadinejad, nella convinzione che con un presidente più moderato l’Iran avrebbe potuto assumere posizioni meno reazionarie e fondamentaliste. Io ritengo tale speranza infondata: Moussavi non è un riformista (come ripetono invece i giornali): è un conservatore moderato. Il progressismo non è concesso in uno Stato dove l’ultima parola spetta sempre all’Ayatollah. Inoltre, Moussavi ha pur sempre iniziato la sua carriera politica nel 1979 con Khomeini, ed è stato primo ministro dell’Iran negli anni ottanta. Io non vedo tanto riformismo in quest’uomo, e quindi credo che una sua eventuale elezione non avrebbe cambiato la sostanza della politica iraniana, sia in materia di diritti umani sia relativamente ad Israele.
Pochi giorni fa, in risposto al discorso del Cairo pronunciato da Obama, l’Ayatollah Khamenei ha affermato: “Israele è un cancro nel cuore dell’Islam”. Pensate forse che Moussavi possa dire cose diverse? Io no. E attenzione: anche se avesse un parere diverso da quello dell’Ayatollah non cambierebbe nulla, perché il Consiglio dei Guardiani (di cui l’Ayatollah è capo) ha sempre l’ultima parola, come dicevo prima.
Ieri il Consiglio dei Guardiani ha fatto sapere di essere pronto ad un eventuale riconteggio dei voti delle presidenziali, che hanno visto vincere il presidente uscente Ahmadinejad con il 63% dei consensi. Credo sia solo una strategia per accreditarsi agli occhi dell’Occidente: tutto il mondo ha visto le immagini che sono venute da Teheran in questi giorni, nonostante le autorità abbiano cercato di censurarle. Non vogliono passare per dei tiranni antidemocratici, e quindi riconteranno le schede, ma il risultato non cambierà: alla guida dell’Iran rimarrà Ahmadinejad, personaggio senza dubbio più gradito al Consiglio dei Guardiani date le sue posizione estremiste.

