Mandato popolare. Espressione magniloquente, vero? Ha un suo significato comunque, ma è spiacevole ed irritante notare come questo significato sia stato manipolato e violentato dall’attuale maggioranza parlamentare. Ora mi spiegherò meglio. Avere il mandato del popolo non significa essere padroni e signori dello Stato in virtù della preferenza popolare, quasi come se i cittadini col voto avessero rimesso incondizionatamente e supinamente tutto, diritti compresi, nelle mani di chi dovrà governare il Paese. “Mandato popolare” non significa: “Gli italiani mi hanno eletto e ora faccio quello che voglio, rispettando la Costituzione quando non pone problemi alla mia illuminata azione di governo, calpestandola quando mi è d’ostacolo”. Avere il mandato del popolo significa piuttosto esercitare la propria funzione di governo, in virtù della preferenza degli elettori, ma nel rispetto scrupoloso dei principi fissati dalla Carta (come quello d’eguaglianza, ad esempio). Non a caso il primo articolo della nostra Costituzione, al secondo comma, recita:
“La sovranità appartiene al popolo, che la esercita nelle forme e nei limiti della Costituzione”
Fatta questa premessa, intendo esprimere qualche considerazione sull’attuale dibattito politico sorto in seguito alla sentenza della Corte costituzionale, che ha dichiarato incostituzionale il Lodo Alfano. I principali leader della maggioranza hanno voluto affermare come questo governo porterà a termine la legislatura, forte del mandato del popolo, e che nulla impedirà loro di rimanere dove ora siedono.
“La Corte – dice Gasparrri – non privera’ il Paese della guida che gli elettori hanno scelto”. “Andiamo avanti, non ci piegano”, afferma Bossi. Infine, Bonaiuti: “Il presidente Berlusconi, il governo e la maggioranza continueranno a governare come, in tutte le occasioni dall’aprile del 2008, hanno richiesto gli italiani con il loro voto”.

Ecco, ho trovato queste precisazioni prive di senso. Anche nel caso in cui Berlusconi dovesse trovarsi costretto alle dimissioni a seguito di qualche condanna giudiziaria, il Paese non sarebbe privato della maggioranza che ha scelto nell’aprile del 2008. Voglio ricordare che gli italiani non sono chiamati alle urne per scegliere un Presidente del Consiglio (mica siamo una repubblica presidenziale), ma per eleggere un Parlamento. I cittadini di conseguenza votano la coalizione o il partito che ritengono più adatto a rappresentare i loro interessi. La coalizione che nel 2008 (PDL-Lega Nord-MPA) ha ottenuto la maggioranza dei voti gode in Parlamento di un vantaggio sull’opposizione – in termini numerici – decisamente ragguardevole. Cosa significa tutto ciò? Significa semplicemente che nel caso in cui l’attuale Capo del Governo dovesse dimettersi per vicende personali, si impiegherebbero dieci minuti a trovare un nuovo Governo dello stesso colore di quello attuale. Il Presidente della Repubblica nominerebbe un nuovo Presidente del Consiglio – poniamo Fini – il quale avrebbe il compito di formulare una nuova lista di ministri, senza che questo interrompa la legislatura e richieda il ricorso alle urne.
Mi sembra logico, oltreché scontato.
Due parole infine sulla “governabilità” che il Lodo Alfano si proponeva di preservare. Io credo sia giusto garantire alla maggioranza eletta dal popolo quello spazio necessario a intervenire tempestivamente e con efficacia sulle questioni più importanti che riguardano il Paese. Del resto si è visto con l’ultimo governo Prodi quanto sia dannoso per i cittadini avere un Parlamento che non riesce a legiferare. Tuttavia credo pure che i cittadini abbiano il diritto di sapere se chi li governa abbia la qualità morale per svolgere il proprio mandato: chi corrompe testimoni o giudici non possiede certamente la suddetta qualità. Per concludere: qualora in sede giudiziale dovesse essere affermata in via definitiva la colpevolezza di Silvio Berlusconi in uno dei tanti processi che lo coinvolgono, etica vorrebbe che si dimettesse. Ne verrebbe meno la governabilità? Per Dio, chi ha votato Silvio Berlusconi non era stupido, era perfettamente a conoscenza dei suoi problemi con la giustizia, e di conseguenza era pure consapevole dei rischi che tali problemi avrebbero comportato sulla conduzione della cosa pubblica. Se Berlusconi spenderà il suo tempo per difendersi in tribunale piuttosto che a governare il Paese, gli italiani non dovranno puntare il dito contro fantomatiche toghe rosse, ma piuttosto contro se stessi, perché hanno voluto un Capo del governo con palesi problemi giudiziari.

