Vanità e superbia secondo Arthur Schopenhauer

Riporto un interessante passo del quarto capitolo degli Aforismi per una vita saggia (Arthur Schopenhauer). L’argomento trattato in questo caso è la differenza tra vanità e superbia, che consiste originariamente, secondo il filosofo, in una diversa convinzione delle proprie capacità.

La differenza tra questi ultimi due [vanità e superbia] sta soprattutto nel fatto che la superbia è la convinzione, già esistente, della propria superiorità in un senso o nell’altro; la vanità è, invece, il desiderio di suscitare quella convinzione negli altri, accompagnato, per lo più, dalla segreta speranza di poterla poi fare anche propria. Così, la superbia è una grande stima di se stessi che procede dal proprio interno, ed è quindi diretta, mentre la vanità è un’aspirazione a ottenerla dal di fuori, cioè indirettamente. In conformità con ciò, la vanità rende loquaci, e la superbia rende taciturni […] A rendere veramente superbi è il convincimento saldo, intimo, incrollabile di possedere doti eccezionali e di valere più degli altri.

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