Tag

, , , , , , , , , , , , ,

Credo che la parola ‘amico’ sia una di quelle usate più impropriamente nella nostra lingua.

Sembra che per la maggior parte delle persone si possa definire ‘amico’ un individuo col quale esiste o è esistito un semplice rapporto di frequenza. Esempio: ‘l’amico che ho conosciuto due settimane fa’; oppure: ‘l’amica che ho conosciuto l’estate scorsa al mare…cavolo, non la sento da sei mesi!’, e via dicendo. Molto spesso poi, se abbiamo una compagnia, definiamo ‘amica’ qualsiasi persona faccia parte di questa. Poco importa se all’amico Sergio che vediamo tutti i sabati non facciamo mai una telefonata o non racconteremmo mai i fatti nostri (se non quelli più banali).

Insomma, la parola ‘amico’ è usata davvero a sproposito. La colpa però è anche della nostra lingua: come definire, ad esempio, il sopra citato Sergio se non ‘amico’? ‘Conoscente’, forse. Ma nessuno usa questa parola: è troppo formale.

In questo modo però la parola ‘amico’ viene svuotata completamente del suo significato originario, e difatti abbiamo sempre bisogno di dire ‘amico vero’ per sottolineare che con un determinato soggetto non esiste un semplice rapporto di frequenza, ma qualcosa di più. Però, a pensarci bene, ‘amico vero’ è un’espressione assurda, perché per definizione un amico non può essere ‘falso’.

Dovremmo chiamare ‘amici’ solo quelle persone con le quali esiste un rapporto intenso, profondo, disinteressato e confidenziale. Scopriremmo che in realtà di amici non ne abbiamo mai più di tre o quattro.

 

Annunci