L’assembramento di folle che si riuniscono per manifestare e render nota una posizione è senza dubbio un elemento imprescindibile di qualsiasi democrazia. Il paradosso è che le folle sono tutto fuorchè democratiche. Infatti, se l’individuo preso isolatamente è pronto a mettere in discussione le proprie opinioni, altrettanto non vale per la folla, la quale assume un’idea e non accetta che venga contraddetta. A tal proposito, riporto un passaggio de “La psicologia delle folle” di Gustave Le Bon.

Le folle, conoscendo soltanto sentimenti semplici ed intensi, accettano oppure respingono in blocco le opinioni, le idee e le credenze ad esse proposte, considerandole verità assolute o errori non meno assoluti […]. Non avendo dubbi su ciò che per essa è verità od errore, e possedendo, d’altra parte, chiara nozione della propria forza, la folla è autoriraria e intollerante. L’individuo può accettare di essere contraddetto e di discutere, la folla non lo tollera mai. Nelle riunioni pubbliche, la più lieve opposizione da parte di un oratore è immediatamente accolta con urla di furore e violente invettive, subito seguite da vie di fatto e dall’espulsione dell’oratore, se questi insiste.

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