Una terra per il popolo di esuli più illustre di sempre: un’idea romantica, non c’è dubbio, ma la tragica incompatibilità tra lo Stato d’Israele e il mondo arabo è sotto gli occhi di tutti.

In realtà, Israele non può essere diverso da com’è. Si tratta infatti di uno Stato che ingaggia quotidianamente una lotta per la sopravvivenza, e ciò è sufficiente a spiegare il sistema liberticida messo in piedi in questi decenni. Israele è come un tale che gira per strada armato, con la consapevolezza che molti vogliono la sua morte: spesso spara difendendosi legittimamente, ma ancor più spesso spara e uccide anche chi non voleva attentare alla sua vita. La paura e il pericolo inducono Israele ad azioni orribili, ma ripeto: ciò non può non accadere.

Non è e non potrà mai essere uno Stato normale e democratico quello Stato che è circondato da nemici e tiene al suo interno il tritolo che può farlo saltar per aria. Non esiste democrazia in guerra. Con queste considerazioni non intendo giustificare il comportamento dell’esercito israeliano, ma voglio piuttosto essere realista: chi crede che Israele possa esistere e garantire al contempo eguali libertà a ciascuno è un illuso. Delle due cose, o l’una o l’altra.

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