L’uomo condanna la violenza solo quando la ritiene irragionevole o senza giusta causa. In tutti gli altri casi non solo non la biasima, ma la esalta oltremodo. Basta vedere come sono considerati dall’opinione pubblica le lotte contro le tirannie, le guerre contro i despoti, i movimenti di liberazione nazionale.

La violenza genera i crimini più gravi, e per questa ragione è riprovata sopra ogni cosa. Ma paradossalmente vi sono situazioni dove è considerata necessaria e legittima, e il suo uso viene percepito come una manifestazione di eroismo. Si passa dunque da un estremo all’altro: da massimo male a massimo bene. Da ragione per cui essere odiati e condannati, a ragione per cui essere amati, ricordati ed esaltati.

Chi sparge sangue è sempre o un eroe o un criminale. Le vie di mezzo non esistono. I kamikaze giapponesi erano orribili criminali per gli statunitensi, eroi nazionali per la loro patria. I terroristi islamici sono criminali ai nostri occhi, eroi per chi li sostiene.

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