Nel breve racconto dell’allora parroco di Monigo (Don Adamo Grespan) c’è tutto il dramma della guerra, vista dall’ottica di un uomo che non prende parte alle lotte civili che dilaniano il paese ma si limita a fare il possibile per aiutare i suoi poveri parrocchiani. Don Adamo descrive una Treviso di vinti e di vittime, a prescindere dall’appartenenza politica, ed è forse questo che rende il suo racconto più reale, più commovente.

Treviso, quasi rasa al suolo dal bombardamento aereo del 7 aprile, era deserta e i suoi abitanti dispersi nelle campagne o rifugiati in tuguri e avanzi di macerie. La desolazione!

La nazione era praticamente in mano dei Vescovi e dei Sacerdoti che si prodigavano per mettere pace tra i cittadini in lotta e difenderli dallo straniero; salvare le vite umane, insidiate dall’odio di parte, dalla fame, dal pericolo e dalle malattie.

In simili condizioni non si poteva pensare ad alcun piano di ricostruzione; solo a lenire le piaghe del povero popolo.

Il 1944 e la prima metà del 1945 passarono in mezzo a difficoltà incredibili. La vita religiosa si svolgeva a stento, ma la vita civile era quasi spenta.

Nella vecchia Casa parrocchiale e nelle sue adiacenze, si erano rifugiate, in ore diverse, le Scuole Medie della città. Il Liceo Classico nell’Archivio parrocchiale, le Magistrali Superiori nello studio del Parroco e nel salotto, le Medie nel granaio delle adiacenze.


A Monigo: la sede delle Brigate Nere

Il Comando delle Brigate Nere che aveva sede in città, fu portato a Monigo e si insediò nella Villa Cappelletto mettendo il terrore nella pacifica popolazione, poiché in questo luogo il Comando delle Brigate, teneva processi contro avversari politici, con torture e condanne a morte.

Nemico dei sacerdoti, perché accusati di tradimento della causa fascista, li sorvegliava e, qualunque sospetto contro di loro, poteva avere le più tragiche conseguenze. Nel febbraio 1945 alle ore 17 circa, mentre il parroco era in chiesa per le preghiere, sei militi delle Brigate Nere invasero la canonica, misero a soqquadro tutta la casa, poi si indirizzarono verso la chiesa per prelevare il parroco. Il cappellano disse: “Sig. Arciprete, ci sono militi armati di mitra…cercano Lei”. “Va bene” rispose “vengo subito”.

Il Parroco ebbe subito la sensazione della serietà della cosa, si rivolse al Signore nel Tabernacolo e recitò l’atto di dolore. Poi uscì dalla chiesa, salutò i militi che lo presero in mezzo a loro e lo accompagnarono in canonica dove era atteso dal Comandante. Salutò il Capo dalla faccia morbida e ferina che gli spianò il mitra dicendo: “Dica dove ha nascosto il cadavere di un nostro milito ucciso dai partigiani!”. Rispose il parroco calmo, ma preoccupato: “Cadavere qui in canonica? Nessuno lo ha portato! Loro sanno che noi sacerdoti i cadaveri non li teniamo in casa, ma li portiamo a seppellire in cimitero. Comunque di cadaveri in questi giorni non ne ho visti”. Si quietò il milite, poi fece una dissertazione sulla lotta politica in Italia alla quale il parroco rispose facendo appello alla concordia e alla pace.

“Ora mi segua!” disse il capo e condusse il parroco in Villa Cappelletto, dove lo attendeva il Comandante e fu introdotto nell’ufficio. L’Ufficiale guardò il sacerdote. Si alzò, venne incontro e salutò: “Complimenti, professore, s’accomodi, non mi riconosce?”. Il prete lo guardò e rispose: “No”. Aveva la barba bruno rossastra. “Io sono Girardi, suo vecchio scolaro alle Magistrali!”. Colpito, il parroco da questa rivelazione, disse: “Tu qui…Girardi! Come mai?”. Girardi si turbò e replicò con voce rotta da lacrime serrate alla gola: “Don Adamo, verrò…verrò io in casa sua e le spiegherò tutto”. E se ne andò, dando ordine ai subalterni di lasciar libero il prete.

Povero, sciagurato figliolo, aveva perduta tutta la famiglia sotto il bombardamento del sette aprile ed egli, impazzito dal dolore, si era arruolato nelle Brigate Nere per vendicarsi degli americani che gli avevano distrutta la famiglia. Attesi per vederlo…ma invano. Nell’aprile 1945 veniva catturato e ferito dai partigiani e moriva di setticemia all’Ospedale civile.

Don Adamo Grespan, parroco di Monigo

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