Pochi conoscono la storia di Violet Gibson, un’aristocratica inglese che nel 1926 tentò di uccidere Mussolini. Mentre il duce era in Piazza Campidoglio a Roma in mezzo alla folla, la donna sparò un colpo d’arma da fuoco, mancandolo per pochissimi centimetri. Il proiettile infatti sfiorò il naso di Mussolini, ferendolo e causandogli una copiosa perdita di sangue. Il giorno dopo il duce si presentò in visita ufficiale in Libia col naso bendato, come mostrano diverse foto.

La donna fu sottratta a fatica dal tentativo di linciaggio della folla, e venne subito arrestata.  Le indagini non furono mai in grado di chiarire il movente del delitto. La pista del complotto è stata sondata, ma non ha portato ad alcun risultato. Le dichiarazioni della Gibson furono contraddittorie e non aiutarono a risolvere il caso. Le perizie psichiatriche la dichiararono insana di mente, motivo per il quale venne chiusa per sei mesi in un manicomio di Roma, durante le indagini. Alla fine, il Tribunale speciale per la difesa dello Stato dichiarò la donna incapace di intendere e di volere ed emise sentenza di non luogo a procedere. Violet Gibson venne subito trasferita in Inghilterra, e lì finì in un altro ospedale psichiatrico, a Northampton, dove morì nel 1956.

Violet Gibson, in una foto dell’epoca

L’attentato della Gibson salì agli onori della cronaca i giorni immediatamente successivi, ma poi i giornali fecero cadero il silenzio. Venne esaltata la forza e l’invulnerabilità del Duce, che “coraggioso” continuava a presentarsi in pubblico nonostante i pericoli. L’attentato venne usato a fini di propaganda, e fu uno dei tanti pretesti per emanare le famose “fascistissime leggi”.

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