L’antropocentrismo del diritto penale

Da diversi anni la legge punisce i delitti che hanno per vittime gli animali: “uccisione di animali”, “maltrattamento di animali”, “divieto di combattimento tra animali”, etc..

La particolarità che mi preme sottolineare è la rubrica del titolo del codice penale che ricomprende questi reati: “Dei delitti contro il sentimento per gli animali”. La legge insomma non protegge l’animale in sé: piuttosto, preserva e tutela l’affetto che la collettività prova per gli animali. Se il legislatore avesse voluto tutelare la vita animale in quanto tale, avrebbe chiamato il titolo “Dei delitti contro gli animali”. Ha scelto diversamente.

Se si vuole, da un punto di vista pratico si tratta di una scelta priva di rilevanza, perché quello che conta è punire chi commette atrocità sugli animali, a prescindere da cosa vuole tutelare la legge. Ma da un punto di vista assiologico, si tratta senza dubbio di una scelta lessicale molto significativa: denota la cifra antropocentrica del nostro ordinamento penale.

La centralità della persona umana nel diritto è così forte che pure il crudele abbattimento di un animale diventa un’offesa all’uomo, nella fattispecie alla sua sensibilità e alla sua sfera affettiva.

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2 thoughts on “L’antropocentrismo del diritto penale

  1. Non può che essere così. Infatti anche la crudeltà è una nostra umana rappresentazione. Il “delitto contro gli animali” sarebbe comunque ancora una rappresentazione umana, come la stessa idea di delitto. Infatti l’animale non può commettere delitto, né avere alcuna responsabilità o dovere. La vita o la morte di miriadi di animali o intere specie per la natura non significano nulla (e anche questa del significato è una nostra rappresentazione). Il “delitto” può esistere solo dentro una cultura, non fa parte della natura, e gli unici animali culturali siamo noi, piaccia o non piaccia.

  2. Concordo con lei. C’è un altro motivo secondo me per cui il legislatore non sbaglia a parlare di “sentimento”: il disvalore morale che colleghiamo all’uccisione di un animale riguarda sempre noi e la nostra sensibilità più che l’animale in sè. Faccio subito un esempio.
    Nessuno si sognerebbe di querelare una persona perché ha spiaccicato sul muro una zanzara o una mosca: sono animali anche quelli, ma la loro uccisione non urta il nostro sentimento. Anzi, i nostri ipermercati sono ben forniti di insetticidi, vape e quant’altro.

    Ruota tutto attorno a noi e alla nostra rappresentazione delle cose.

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