Il paradosso della politica è la sua duplice natura di servizio sociale e di mezzo di affermazione personale. Da un lato abbiamo un fine nobile, quasi caritatevole, mentre dall’altro abbiamo il potere e tutti i suoi vantaggi.

Ripetiamo sempre che chi occupa una poltrona importante dovrebbe avere cura dei cittadini, e non è sbagliato. Ma dimentichiamo che quella poltrona dà un potere, e che essendo tutti noi naturalmente inclinati a cercare il denaro e la fama, ambiremo a coprire quel ruolo non tanto per curare la cosa pubblica, quanto piuttosto per affermarci personalmente. La vita del resto è una sola, e se si ha una possibilità si cerca di coglierla. Chi non lo fa o è un inetto o possiede un’integrità morale fuori dal normale.

Di una cosa sono certo: non sempre c’è mala fede nell’animo di un politico che si candida a una qualsiasi carica. Anzi, nella maggior parte dei casi il politico in questione è davvero convinto di desiderare quel posto per mettersi al servizio della comunità e  non per ottenerne un tornaconto personale.  Ma in realtà, inconsciamente, quello che brama è esattamente il potere.

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