Il portiere è anzitutto un guardiano, e come tale suscita un grande fascino: basti pensare a quanti guardiani troviamo nella mitologia, nelle religioni e in racconti di ogni genere per capire come questa figura colpisca la fantasia dell’uomo. Il portiere non è l’unica difesa, ma è l’ultima; alle sue spalle non c’è nessuno. E’ solo: non gioca coi compagni, li guarda da lontano, può solo sperare che si comportino bene ma non può entrare nella mischia e contribuire. Se potesse lo farebbe, ma non può. Deve rimanere vicino alla porta, perennemente vigile, perché gli avversari possono avvicinarsi in ogni momento. E quando gli avversari si avvicinano, a lui non è concesso sbagliare. L’attaccante può fallire un goal, il centrocampista può mancare un passaggio, il difensore può farsi saltare dall’avversario…ma il portiere non può sbagliare, lui deve essere perfetto, impeccabile: i suoi errori hanno un prezzo troppo caro.

E’ duro il mestiere del portiere: non conta una bella parata se subito dopo si sbaglia intervento e si prende goal. Anche dopo un miracolo il portiere parte sempre da zero perché il suo compito è tenere la porta inviolata per tutta la partita. Non può vivere di rendita. Dunque – a differenza degli altri giocatori – gli è concesso un solo sospiro di sollievo, e cioè quando l’arbitro fischia la fine.

La solitudine di un portiere dura tutta la partita, ma è ancora più forte quando i suoi compagni segnano: il portiere prima osserva  la rete avversaria gonfiarsi e poi – sempre in lontananza – vede  i propri compagni abbracciarsi l’un l’altro. E’ troppo distante, non può festeggiare con loro, perciò si limita a sorridere stringendo i pugni al cielo. E’ felice, perché in parte i compagni gli hanno facilitato il lavoro. Ma è ben consapevole che da allora in poi a maggior ragione non potrà sbagliare, perché vanificherebbe la fatica della squadra.

L’amarezza di un portiere che ha commesso un errore è grande. I compagni lo sanno bene, e infatti c’è quasi sempre un giocatore che va a rincuorarlo dopo il goal subìto. Se questo non accade, in ogni caso nessuno si permette di inveirgli contro: c’è un rispetto quasi religioso per la sua afflizione.

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