Alcuni araldi greci (spartani) erano in marcia verso Susa, dove li attendeva l’imperatore persiano Serse. Di lì a poco sarebbe scoppiata la seconda guerra persiana, che avrebbe visto incombere sulla piccola Grecia l’imponente esercito di un impero che andava dall’Egitto al fiume Indo. Nel loro cammino gli araldi si fermano presso un generale persiano, tale Idarne, che gli domanda quasi stupito per quale ragione essi non intendono sottomettersi all’imperatore.

“Mentre si recavano a Susa, arrivarono presso Idarne, che era di origine persiana, ma comandava le truppe delle regioni costiere dell’Asia: costui li accolse offrendo loro un banchetto ospitale e mentre erano a tavola fece loro questa domanda: “Perché mai, o Spartani, voi rifuggite così dal legarvi d’amicizia col re? Guardando a me e alla mia attuale fortuna, voi potete constatare come sappia il re onorare gli uomini per bene. Così sarebbe anche per voi, se voleste darvi al re (presso di lui, infatti, avete fama di essere uomini di valore); ciascuno di voi avrebbe un comando in Grecia che il re gli affiderebbe”. A queste parole essi risposero: “O Idarne, il consiglio che rivolgi a noi non parte da un’eguale esperienza di ambedue le condizioni: tu parli per aver provata una delle due cose, ma dell’altra sei inesperto: sai infatti che cosa significhi essere schiavo, ma la libertà non l’hai ancora provata: non sai se sia dolce o no. Poiché, se soltanto l’avessi provata, non solo con le lance ci consiglieresti di lottare per difenderla , ma anche con gli scuri“.

tratto da “Storie” di Erodoto, VII, 135

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