Lo storico inglese Denis Mack Smith (grande esperto di storia italiana) delinea magistralmente la figura di Benito Mussolini nell’incipit della biografia a lui dedicata.

“Mussolini non nacque grande, né fu fatto grande dal corso spontaneo degli eventi. La strada che lo portò fuori dell’oscurità dové aprirsela con la sua ambizione ed i suoi talenti, traendo il massimo partito dalle occasioni che la fortuna pose sul suo cammino. L’impresa gli riuscì a tal punto, che governò l’Italia come dittatore per oltre un ventennio, attirando su di sé un’ammirazione popolare senza eguali nell’intera storia del Paese. Al culmine del successo, cadde, facile preda, nella trappola di un’adulazione da lui stesso sollecitata, quando non addirittura ordinata. Ed in tal modo la cerchia degli intimi lo allettò ad inseguire, insieme con Adolf Hitler, la meta del dominio mondiale. Ma per questo gli mancavano le necessarie risorse: quelle materiali, che soltanto un Paese ricco può dare, e quelle personali, sia di intelletto che di carattere. Morendo, nel 1945, lasciò il suo Paese distrutto dalla sconfitta militare e dalla guerra civile. Per sua stessa ammissione era divenuto l’uomo più odiato d’Italia, e dopo essere stato esaltato oltre ogni ragionevolezza, lo si accusò ora di aver fatto più male all’Italia di chiunque altro in tutta la storia nazionale.

Molti fuori d’Italia dovettero soffrire a causa di Mussolini. Ci fu però, anche tra gli stranieri, chi se ne sentì attirato e lo ammirò, perlomeno finchè tenne a freno la sua ambizione. Oltre ad essere dotato di un’acuta intelligenza politica, Mussolini era un uomo che, quando lo voleva, sapeva affascinare ed ammaliare; e fu diligentissimo nel camuffare il fascismo con tutte le apparenze della plausibilità. Fascismo è una parola italiana per un’invenzione italiana, ed in quanto corpus di idee e di pratiche ha raggiunto la sua forma classica in Italia, e forse in nessun altro luogo. Ma vaste moltitudini in altri Paesi ne subirono pesantemente i contraccolpi. Qualcuno guardò con speranza a quella che gli parve una promettente soluzione per i problemi del ventesimo secolo. In altri la reazione di ripugnanza fu tale da indurli a combatterlo in una guerra mondiale. Ma Mussolini poté affermare con ragione che nessuno, amico o nemico che fosse, era in grado di comprendere il modo moderno senza tener conto del fascismo. Ed è indubbio che la nascita e lo sviluppo del fascismo debbano a quest’uomo molto di più che a chiunque altro.

Tanto basta a fare di Mussolini un interessante soggetto di studio. Ma la sua influenza è stata altresì durevole, tale da modificare, per quanto concerne non solo l’Italia, ma numerosi altri Paesi, il corso della storia. La valutazione certamente più diffusa è quella che giudica catastrofici i risultati della sua azione. Benché al regime fascista possano essere accreditati alcuni successi, specialmente nei suoi primi anni, la sua rozza credenza nella violenza politica e nella repressione autoritaria ebbe effetti negativi che durarono a lungo oltre l’anno 1945; ed il suo elogio della guerra in quanto intrinsecamente bella e benefica fu una crudele follia, da cui derivarono sciagure innumerevoli e che alla fine ridusse in polvere e cenere quel che di positivo esso aveva raggiunto.

Il fascismo italiano fu una realtà molto più ampia della sola persona di Mussolini. Ma le peculiarità caratteriali di quest’uomo furono un fattore cruciale così dei successi come dei suoi fallimenti. Una persona capace di conseguire un tale culmine di popolarità, per poi precipitare così rapidamente al polo opposto di un’universale ripugnanza, è chiaramente un individuo fuori del comune. Una difficoltà in cui s’imbatte il tentativo di comprenderlo sta in ciò, che, malgrado la folla degli ammiratori, Mussolini era un uomo chiuso. Perciò in nessuna fase della sua vita ebbe un amico in grado di consegnare alla posterità una valutazione equilibrata e convincente della sua personalità, né ebbe mai intimi con cui si aprisse in maniera spontanea e franca. Nelle sue relazioni con gli altri si muoveva – lo ammise egli stesso – come su un palcoscenico, impegnato a recitare una parte, o piuttosto una serie ininterrotta di parti differenti, ch’è spesso impresa disperata tentar di districare l’una dall’altra, ed a maggior ragione di ricondurre ad unità. Non solo Mussolini era un attore di gran talento, ma il campo in cui supremamente eccelleva era la propaganda. E dunque sia le sue dichiarazioni pubbliche, sia i suoi commenti privati, sono spesso le dichiarazioni ed i commenti del propagandista, miranti a celare la verità tanto quanto a rivelarla. E questa sua capacità, che dapprincipio gli rese ottimi servigi, fu alla fine fra le cause della sua rovina.”

tratto dalla biografia “Mussolini” dello storico Denis Mack Smith

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