A) Sono d’accordo con chi afferma che l’8 settembre sia la data più tragica della storia del nostro Paese, non altrettanto con chi parla di “tradimento” perché a mio parere il tradimento implica una possibilità di scelta che l’Italia obiettivamente non aveva nel settembre del ’43, a meno di non accettare il prezzo della propria scomparsa dalle carte geografiche.

L’Italia non era più nelle condizioni di combattere, ma questo ormai da tempo. Basta vedere come avevano dovuto combattere i nostri soldati ad El Alamein e in Russia già un anno prima. Si dipendeva ormai totalmente dalla Germania, in tutti i sensi, bellico e politico. Quando poi sono arrivati gli americani la situazione si è ulteriormente aggravata perché il nostro territorio è stato occupato al Sud da forze nemiche a noi nettamente superiori (qualcosa di simile a quello che accadde ai francesi quando nel ’40 furono invasi dai tedeschi). La guerra era ormai persa davanti a dei nemici che erano già in Italia e che noi non potevano contrastare.

Si trattava a quel punto di scegliere se capitolare assieme ai tedeschi, esponendo il Paese a una guerra violentissima, ormai tutta tedesca e non nostra, con la prospettiva di perdere poi al termine del conflitto l’unità nazionale (tutte cose poi avvenute in Germania, con intere città rase al suolo – come Norimberga, Berlino e Dresda – e Paese diviso in due); oppure, accettare una resa che date le nostre miserevoli condizioni era ormai obbligata, con la prospettiva di salvare il salvabile a conflitto concluso.

Un patto c’era e noi obiettivamente non lo abbiamo onorato fino in fondo, ma si può dire che avevamo una pistola sulla tempia.

badoglio

B) L’otto settembre del ’43 è una data molto triste nella storia italiana. Ne seguì infatti una cruentissima guerra civile che vide il nostro Paese occupato da eserciti stranieri, quello statunitense a sud e quello tedesco al centro-nord.

L’indipendenza italiana – quella per cui si era combattuto nel Risorgimento, sul Carso e sul Piave – di fatto cessava perché i destini del nostro Paese erano ormai nelle mani di potenze straniere a noi nettamente superiori.

Gli Italiani si divisero: chi preferì sostenere gli americani, chi scelse di rimanere a fianco dell’ormai ex alleato tedesco e infine chi sulla frontiera orientale decise di combattere assieme agli jugoslavi.
Insomma, si riproponeva tragicamente quello schema tanto ricorrente nella storia d’Italia, dal medioevo fino all’Unità – che vedeva gli Italiani parteggiare per lo straniero di turno, incapaci  di trovare un accordo tra di loro e soprattutto di autodeterminarsi.

Ora, guardandoci indietro, possiamo affermare con certezza che gli Americani erano migliori dei Tedeschi, e ringraziare dunque i primi di non averci fatto diventare uno Stato fantoccio dei secondi. Ma dobbiamo anche chiederci: dagli Unni a Napoleone, passando per i Normanni, gli Arabi, gli Austriaci, i Longobardi, i Francesi e gli Spagnoli, quali stranieri si sono presentati in armi sul nostro territorio per il bene dell’Italia, e non invece per crearsi una posizione?

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