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Emilio GentileUna delle più recenti pubblicazioni sul tema della Grande Guerra (di cui quest’anno ricorre il centesimo anniversario) è quella dello storico italiano Emilio Gentile, “Due colpi di pistola, dieci milioni di morti, la fine di un mondo”, edita da Laterza lo scorso febbraio. L’opera – accompagnata da diverse interessanti illustrazioni – offre una buona sintesi dei principali avvenimenti della prima guerra mondiale, delle sue cause e della sua eredità.

Nel 1914 la civiltà più avanzata del pianeta precipita in modo quasi inspiegabile in un conflitto di proporzioni mai viste. Tutto lo sviluppo tecnologico conseguito fino a quel momento viene messo al servizio della guerra, della distruzione totale del proprio nemico. Nel giro di pochissimi anni si passa dunque dall’idea di un progresso quale strumento al servizio dell’umanità alla verità amara di una modernità in cui “era insito un destino di catastrofe”. Per questa ragione molti intellettuali europei del tempo hanno visto nella Grande Guerra “la fine di un mondo”, vale a dire la morte della civiltà europea, la cui epoca trionfante, con la sua fede nella ragione e nel progresso, pareva ormai aver chiuso la sua parabola. Seguiranno infatti la perdita del primato europeo nel mondo, una nuova guerra mondiale, ancora più tragica della precedente, e la divisione in blocchi del vecchio continente, ridotto a sfera d’influenza di altre potenze.

Questo saggio di Emilio Gentile (che dedica anche alcuni approfondimenti alla situazione italiana), pur non aggiungendo nulla di rilevante al dibattito storiografico è sicuramente una buona opera introduttiva al tema, adatta al grande pubblico, consigliabile dunque a tutti coloro i quali vogliono approcciarsi in futuro alla Grande Guerra con un bagaglio di conoscenze che vada oltre l’ordinario apprendimento scolastico.

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