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Durante la Prima guerra mondiale alcuni generali accecati dall’ambizione organizzano con superficialità l’attacco al “formicaio”, una postazione tedesca che si staglia all’orizzonte delle trincee francesi. La velleitaria e sconsiderata operazione dei capi dell’esercito si conclude in un completo fallimento, oltreché in una carneficina. Il capro espiatorio della situazione sono tre soldati scelti a caso e condotti frettolosamente davanti alla corte marziale con l’infamante accusa di codardia di fronte al nemico. Il colonnello Dax (interpretato da Kirk Douglas), profondamente attaccato ai suoi uomini e desideroso di giustizia, sarà il solo a cercare di salvarli dalla fucilazione.

Considerato da molti un manifesto antimilitarista, il film di Kubrick (1957) è più propriamente una riflessione sui sentimenti della pietà e dell’umanità, messi a durissima prova dalle armi e dalle bombe. E’ come se il regista ci chiedesse: questi valori, queste nobiltà d’animo esistono davvero o sono solo ingenue idealizzazioni da salotto?
Se guardiamo a fondo, dobbiamo ammettere che proprio una situazione estrema e primordiale come la guerra può permetterci di risolvere il dubbio. Perché in guerra, nel bene e nel male, la natura umana è messa completamente a nudo, sia nelle sue manifestazioni più alte, come gli atti di eroismo, sia in quelle più basse e bestiali, come l’istinto a uccidere e la crudeltà.
“Orizzonti di gloria” è un classico che a mio avviso dovrebbero vedere tutti. Chissà che con l’occasione del centenario della Grande Guerra qualche emittente tv non si decida a trasmetterlo (in prima serata).

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