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Sabato scorso ho visitato il Cimitero di guerra inglese di Giavera del Montello (Treviso) che raccoglie le tombe di 417 soldati britannici morti in Italia durante la Prima guerra mondiale. Truppe inglesi affiancarono l’esercito italiano già a partire dall’aprile del 1917, ma solo dopo la rotta di Caporetto assunsero un ruolo di tutto rilievo prendendo posizione sul settore del fronte di Montello e dando il loro prezioso contributo alla difesa delle nuova linea che da nord seguiva il corso del fiume Piave. Si stima che in Italia siano morti 2.600 soldati ed aviatori britannici, in una guerra particolarmente sanguinosa che ha sempre visto le truppe di Sua Maestà lontane dal suolo patrio (basti pensare che centinaia di migliaia perirono in Francia, sul fronte occidentale).

Il cimitero di Giavera è indubbiamente un luogo singolare qui in Italia per stile, gusto artistico e modalità di commemorazione dei caduti. Progettato dall’architetto Sir Robert Lorimer, è attualmente curato dalla Commonwealth War Graves Commission (come tutti i cimiteri di guerra inglesi sparsi per il mondo). Ci si arriva attraverso un breve sentiero ornato da ulivi e magnolie. La completa immersione nel paesaggio collinare del Montello conferisce a tutto il complesso un carattere di quiete ed armonia. All’ingresso due iscrizioni – una in lingua inglese e l’altra in italiano – ricordano che “il suolo di questo cimitero è stato donato dal popolo italiano per l’eterno riposo dei soldati delle armi alleate caduti nella guerra del 1914-1915 e che qui sono onorati”. Poco avanti, oltre il cancello, si erge da terra una croce in pietra alta una decina di metri. Nelle sue immediate vicinanze, accanto ai cipressi, su un manto erboso e molto ben curato, si possono vedere le file delle tombe dei soldati inglesi.

Per ogni caduto c’è una lapide in marmo: molte di esse oltre allo stemma della divisione di appartenenza hanno inciso un pensiero dei cari del defunto in forma di epitaffio. Ne riporto solo alcuni dei tanti. “For God, King and Country”: per Dio, il Re e la Patria. “Gone but not forgotten”: andato, ma non dimenticato. “Beneath a foreign sky, in a hero’s grave he lies”: sotto un cielo straniero, in una tomba da eroe egli giace. ”Oh God, to thee I yield the gift you gavest, most precious, most divine, our dear guy”: oh Dio, ti restituisco il dono che mi hai fatto, il più prezioso, il più divino, il nostro caro ragazzo. “Flowers may wither, leaves may die; if others forget you, never will I”: i fiori possono appassire, le foglie possono morire; se altri ti dimenticheranno, io mai. “May some lovely hand gently place some flowers for me. His mother”: possa una mano amorevole posare gentilmente dei fiori per me. Sua madre.

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Avere davanti a me una piccola ‘Spoon River‘ in territorio italiano – per di più così vicina a casa mia – è stato senz’altro emozionante.

In fondo al complesso cimiteriale un’iscrizione recita: “Their name liveth for evermore”: il loro nome vive per sempre. Dal lato opposto, salendo degli scalini, si arriva a una piccola cappella, all’interno della quale è possibile firmare il visitor book e lasciare scritto un proprio pensiero.

Sono uscito dalla visita con un senso di pace misto ad ammirazione, secondo solo a quello provato al Sacrario militare di Redipuglia, peraltro totalmente diverso per dimensioni e stile. A Redipuglia sono rimasto impressionato dalla maestosità del monumento funebre e dal quel PRESENTE ripetuto centinaia di volte, a significare l’immortalità dell’anima dei caduti. Al cimitero inglese di Giavera ho sentito qualcosa di diverso: il luogo è molto più raccolto e le iscrizioni sulle tombe dei defunti danno maggior risalto alla storia individuale del singolo soldato rispetto all’idea di sacrificio collettivo.

Non posso fare a meno di complimentarmi con la gestione del cimitero da parte degli inglesi, che anche a migliaia di chilometri di distanza riescono ad assicurare uno stato impeccabile all’intero complesso.

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