“La gloria”, Giuseppe Berto

gloriaNon è possibile che la tenebra sia soltanto tenebra – né forse la luce soltanto luce – ma siccome gli uomini sembra non possano fare a meno di crudeltà e ingiustizie, io continuo ad essere la tenebra: colui che tradì, che lo consegnò ai suoi nemici, intorno al quale non si sprecano molte parole

Giuda è veramente responsabile del tradimento di Gesù? Se lo sono chiesti in molti, fedeli e non, interrogati dalla lettura di quei passi del Vangelo dove sembra che l’apostolo abbia soltanto svolto quella tragica parte che un insondabile disegno divino gli aveva assegnato: tradire il proprio maestro perché fossero adempiute le scritture; consegnare il Cristo ai suoi carnefici perché attraverso la morte potesse espiare le colpe dell’umanità.

Tra i molti che hanno trattato la questione in modo critico, e per certi versi originale, va ricordato lo scrittore moglianese Giuseppe Berto (purtroppo uno degli autori più sottovalutati della letteratura italiana del novecento) che nel suo ultimo libro La gloria (1978) ha proposto in chiave romanzata una rilettura della vicenda evangelica che assolve la figura di Giuda, strumento consapevole di un’azione terribile ma necessaria: “Parole di Qohélet: ma sulla terra uomo non c’è capace di fare bene senza far male”.

La storia di Gesù viene raccontata in prima persona dal più disprezzato degli apostoli, un giovane colto e inquieto, consumato dai dubbi e soprattutto dall’attesa di quell’uomo che ormai tutta Israele invoca: il Messia, l’Unto, colui che libererà gli ebrei dal giogo dei romani e che farà finalmente risuonare la potente voce dell’Eterno, ponendo così fine a lunghi secoli di doloroso ed inspiegabile silenzio.

Dopo mille peregrinazioni e altrettanti falsi profeti, il giovane Giuda s’imbatte in Gesù di Nazaret, un uomo enigmatico, di poche ma incisive parole, dal portamento regale e dal seducente carisma, capace di attrarre a sé un numero sempre maggiore di seguaci sia per i suoi prodigi che per il suo messaggio nuovo e rivoluzionario. Nei suoi discorsi c’è indubbiamente qualcosa di contraddittorio e di difficile da penetrare, ma nonostante ciò Giuda è tra i primi a scegliere di seguirlo e ad amarlo incondizionatamente. Fin dall’inizio gli promette il sacrificio della propria vita, convinto com’è che la liberazione di Israele possa avvenire solo sotto la sua guida. Questa promessa lega Giuda a Gesù in modo indissolubile, in una drammatica complicità che porterà le sorti di entrambi alle estreme conseguenze. “Tu la salvezza la concepivi come gloria”. Ma la salvezza non giunge per caso. C’è un oscuro disegno che deve realizzarsi e che a un certo punto chiede il sacrificio di Giuda, il quale non si sottrae all’amaro compito e tradisce Gesù, contribuendo così in modo decisivo al compimento della sua missione salvifica.

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3 thoughts on ““La gloria”, Giuseppe Berto

  1. Questi personaggi storici sono vissuti realmente?
    Ma dobbiamo veramente credere che Gesù è figlio di Dio, nato da femmina umana, fecondata da sperma divino e pur vergine?
    Dobbiamo credere all’Eden, al riscatto dei peccati di Adamo ed Eva da parte di Cristo?
    All’inferno, al paradiso, al limbo, agli arcangeli, a San Pietro con le chiavi del Paradiso?
    Noi, siamo esseri umani veri o pensieri di un alienato?
    Ha importanza tutto questo? Quel che ha fatto Giuda, i suoi 30 denari, il tradimento suo e di Pietro?
    Dobbiamo occuparci dei deliri di qualche romanziere storico? Dove sono le prove?
    Che ne sappiano noi della storia? Chi l’ha scritta, chi l’ha manipolata, a nome di chi?
    Chi ci dice che quanto raccontato sia veramente accaduto o non sia, invece, un’invenzione dei discepoli di un fantomatico santone prestigiatore, per crearsi seguaci? Eppoi, ha importanza tutto questo oggi?
    Continuiamo pure a leggere, se ci piace questa forma di fanta-letteratura, ma non prendiamola sul serio e, di quando in quando, distraiamoci con il lancio delle freccette su di un bersaglio o con un qualsiasi altro passatempo che ci riconduca alla realtà.

  2. Ho letto “Il Vangelo di Giuda” del teologo protestante e divulgatore Bart Ehrman, che ha contribuito allo studio del manoscritto originale. Lo riprenderò perché è affascinante, ma mi pare che Giuseppe Berto avesse anticipato l’interesse per il personaggio di Giuda, il cattivo necessario alla Redenzione, di molti anni, quando non era proprio di moda; questo interesse si è risvegliato negli ultimi anni con la divulgazione di testi sui vangeli gnostici e su vari gruppi di cristiani “eretici” dei primi secoli. Cercherò anche “La gloria”. Ottimo suggerimento

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