“Le ceneri di Angela”, Frank McCourt

ceneriangelaIl libro Le ceneri di Angela di Frank McCourt è il racconto autobiografico di una gioventù trascorsa in Irlanda tra gli anni ’30 e ’40 del secolo scorso, nella poverissima e umida cittadina di Limerick, dove anche un uovo sodo era un lusso e l’unico modo che tanti disgraziati trovavano per evadere dalla propria miseria era tracannare birre al pub, bevendosi la paga dell’intera settimana.

Questo romanzo, oltre ad aver vinto il premio Pulitzer 1997 ed ispirato l’omonimo e fortunato film di Alan Parker (1999), ha appassionato milioni di lettori in tutto il mondo, e ciò essenzialmente per l’abilità mostrata nel trattare con leggerezza temi gravi come la fame e la miseria, senza cedere mai al pietismo o all’autocommiserazione. L’espediente scelto da McCourt per evitare queste facili trappole è presto detto: una narrazione in prima persona filtrata attraverso gli occhi di un bambino. Volgendo a proprio vantaggio quell’approccio al mondo tipicamente infantile misto di ingenuità ed ottimismo che, qualunque cosa accada, tende sempre a vedere la vita come un gioco e a ritagliare anche dalla situazione più difficile un angolo di beata spensieratezza, questo modus narrandi permette infatti alla storia di svelarsi in maniera dolce e gradevole, anche grazie a una scrittura fluida, molto incentrata sui dialoghi, che contribuisce a rendere la lettura meno faticosa. Il frequente ricorso all’ironia fa il resto.
Naturalmente, al di là del modo lieve in cui la storia viene raccontata, restano i duri fatti che la compongono e che inevitabilmente imprimono l’immagine di una vita trascorsa tra stenti e privazioni: una testa di maiale come pranzo di Natale o una buccia di mela messa in palio dal maestro per chi risponderà correttamente alle sue domande sono solo un paio di esempi.

Purtroppo la storia perde il suo mordente al termine dell’infanzia del protagonista e con la quasi contemporanea scomparsa di un personaggio particolarmente significativo e ben riuscito. Ad ogni modo, è una lettura che consiglio. Non solo vi farà guardare un semplice tozzo di pane con occhi diversi ma soprattutto vi lascerà un gran desiderio di visitare l’Irlanda.

10 pensieri riguardo ““Le ceneri di Angela”, Frank McCourt

  1. Ricordo che il medico pediatra che seguiva le mie figlie, era sposata con un irlandese. Le chiesi,una volta com’era quella terra che io immaginavo fredda e magica, attraversata da antiche storie di gente combattiva. Questo quello che mi era rimasto dalla lettura di alcuni libri e dalla visione di alcuni film. Mi rispose che alte scogliere erano battute dal mare spesso in tempesta e che il verde ricoprivano ampie zone del territorio. E la gente è semplice e con tanti problemi. Come da noi. E come da noi, tutto è bellissimo. La sua risposta mi sembrò dettata da una grande umanità e da un’osservazione serena del mondo.

  2. Iniziai questo romanzo, in lingua originale, parecchi anni fa. Ma dopo pochi capitoli non ce la feci più ad andare avanti. Troppa tristezza. Anzi il fatto che fosse l’Innocenza a raccontare, mi “disturbava” ancora di più. Decisi che l’avrei ripreso in seguito. Ora che sono “grande” dovrei farlo. Ora che l’Irlanda mi è entrata nel cuore. La foto che misi qui nel blog anni fa come avatar, e che ho tutt’ora, è scattata nell’isola di smeraldo, e non è solo un modo di dire..

      1. Mi ha fatto piacere leggere il tuo post proprio perchè ha messo in discussione la mia “vecchia” sensazione e mi ha fatto venire voglia di riprenderlo in mano . Questo è uno dei tanti motivi perchè adoro”parlare” di libri.

  3. Ciao, questo romanzo mi incuriosisce e credo proprio che finirà nella mia wishlist! 🙂 Sono da poco tornata dall’Irlanda, terra in cui ho vissuto per diversi mesi e posso dire di essermene innamorata. Ci sono dei luoghi che hanno una forza evocativa unica e il cielo, quando il pazzo e imprevedibile meteo irlandese decide di regalare un po’ di sereno, è incredibile. Gli irlandesi sono un popolo molto fiero e legato alle proprie tradizioni ma così aperto, accogliente e cordiale da lasciare stupiti a volte.

    1. Sono contento di aver stimolato la tua curiosità! Il romanzo parla dell’Irlanda senza romanticismi e anzi fa trasparire una certa delusione provata da tanti irlandesi che dopo essersi liberati dall’Inghilterra avevano sperato in un Paese migliore (avrebbero dovuto attendere ancora qualche tempo). Nonostante una descrizione per nulla celebrativa dell’Irlanda, leggendo il libro è impossibile non provare il desiderio di visitare quei luoghi.

  4. Si, posso immaginare! Quella dell’Indipendenza dall’Inghilterra è una questione spinosa e che ha avuto degli strascichi di violenza che si sono protratti fino agli anni ’90 e oltre, specialmente in Irlanda del Nord, a Belfast. Ma dopotutto ogni paese ha dei punti oscuri nella propria storia, ben vengano quei libri che riescono a fare un po’ di luce.

  5. Trovo con piacere la tua recensione; è un romanzo non molto letto e mi fa, invece piacere, che tu lo abbia recensito. Condivido le tue considerazioni. Conosco molto bene l’Irlanda, in cui sono stata per diversi mesi all’inizio degli anni Ottanta e, nelle zone più rurali, anche nelle cittadine del Donegal, si vedeva davvero ancora molta povertà; poi per fortuna le cose sono migliorate. A me piacciono molto i romanzi che raccontano le origini, da dove si è partiti, per imparare magari ad apprezzare di più ciò a cui si è poi arrivati.

  6. Del romanzo ho particolarmente apprezzato il tono sobrio e lo stile semplice. Quando iniziai a scrivere alla superiori avevo un forzatissimo vizio retorico. Pensavo che la qualità letteraria si esprimesse tramite artifici espressivi e frasi complesse. Lessi il libro a diciassette anni e scoprii un mondo del tutto nuovo, in cui una frase di cinque parole valeva un libro intero. Devo dire che questo romanzo, al di là del valore contenutistico, ha cambiato per sempre il mio modo di intendere la scrittura!

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