“Il Cammino di Santiago – La magia della verità”, Marco Rispoli

santiagoOgni anno migliaia di pellegrini si mettono in viaggio per raggiungere a piedi la città di Santiago di Compostela, seguendo un antico percorso che parte dai Pirenei francesi e termina in Galizia, nella Spagna nord-occidentale, non troppo distante dalle rive dell’Atlantico. Molti decidono di intraprendere questo lungo cammino (circa ottocento chilometri) come una sorta di sfida personale, altri lo fanno nella speranza che si tratti del viaggio rivelatore, quello capace di dare le risposte cercate da molto tempo. Il libro di Marco Rispoli offre un racconto breve e di agile lettura sul Cammino intrapreso pochi anni prima dall’autore sul finire dell’inverno, in un freddo giorno di febbraio, quando pochi tentano l’impresa per via della neve che rende più difficoltosi i sentieri di montagna. “Si trattava della mia vita, di vincere l’infelicità che da troppi anni nascondevo a tutti e anche a me stesso”.
Nella sua inevitabile ma salutare alternanza di compagnia e solitudine, il Cammino si svela un po’ alla volta come un’occasione speciale per conoscere più a fondo se stessi, i propri limiti, le proprie debolezze e soprattutto le ambizioni soffocate in maniera quasi impercettibile dalla routine quotidiana. Al dolore fisico causato dalle estenuanti marce tra una tappa e l’altra si contrappone il sollievo interiore dato da una più sincera vicinanza al prossimo e al divino, dove quest’ultimo pare confondersi con gli spettacoli e il mistero offerti dalla natura circostante. Gli incontri con gli altri pellegrini sono il più delle volte sfuggenti ma significativi e in armonia con lo spirito del viaggio. L’arrivo a Santiago, che chiude il libro, è descritto come una sorta di liberazione, una degna ed emozionante conclusione per un’esperienza di grande impatto e difficilmente ripetibile.

3 pensieri riguardo ““Il Cammino di Santiago – La magia della verità”, Marco Rispoli

  1. E’ interessante il doppio ruolo dei due viaggi: quello esteriore e quello interiore.
    Il primo è visibile a tutti, esperibile fisicamente. Il secondo, che avviene di fondo ma in realtà è il motivo primo che ha mosso il protagonista a intraprendere il viaggio ‘fisico’, è interiore e per questo più ‘formativo’, aggiungerei.
    Riecheggia ovviamente anche il tema ascetico-religioso (non a caso si parla di un lungo percorso verso Santiago di Compostela): solo tramite il ‘martirio’ del corpo può avvenire una ‘elevazione’ dell’anima. Si pensi ad esempio alle sante ascetiche che, deprivandosi del cibo, si auspicavano che la loro anima si innalzasse a Dio.

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