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CefaloniaPer lo storico, la vicenda di Cefalonia resta una delle più difficili da raccontare e da spiegare, sia per i molti interrogativi lasciati aperti dalle lacune della documentazione sia per lo stratificarsi di ricostruzioni e finanche travisamenti succedutisi negli anni

Elena Aga Rossi

Dopo l’armistizio dell’8 settembre 1943, nell’isola greca di Cefalonia si consumò il più sanguinoso scontro armato nei Balcani tra l’esercito italiano e quello tedesco. I combattimenti – originati dal rifiuto della Divisione Acqui di consegnare le armi all’ormai ex alleato – si protrassero per poco più di una settimana ed ebbero il loro tragico epilogo nel criminale eccidio di centinaia di militari italiani che si erano già arresi.

Nel 2001 il Presidente della Repubblica Carlo Azeglio Ciampi definì i fatti di Cefalonia come “il primo atto della resistenza di un’Italia libera contro il fascismo”. Da allora le pubblicazioni su questa vicenda si sono moltiplicate, ma molti dei suoi aspetti sono rimasti oscuri e controversi. Infatti, se da un lato le fonti concordano in modo pressoché unanime nel riconoscere il valore dimostrato in battaglia dalla Divisione Acqui e l’estrema dignità con cui gli ufficiali italiani si presentarono davanti al plotone di esecuzione, dall’altro lato il ruolo di alcuni dei principali protagonisti della vicenda e la grave crisi disciplinare che investì la divisione davanti alla scelta di combattere sono stati al centro di accesi dibattiti tra gli stessi superstiti dell’eccidio.

Fin dall’immediato dopoguerra, infatti, le vicende di Cefalonia si sono prestate ad interpretazioni divergenti. Per alcuni furono un eroico episodio di resistenza, generato da uno spontaneo moto anti-nazista delle truppe. Per altri, invece, si trattò di una strage da imputare all’irresponsabilità di alcuni ufficiali italiani (che incitarono la divisione a una battaglia persa in partenza) e al colpevole abbandono della divisione da parte dello Stato italiano.

Elena Aga Rossi, una delle più affermate storiografe italiane, ha cercato recentemente di gettare luce su questi avvenimenti nel suo libro Cefalonia – La resistenza, l’eccidio, il mito, edito dal Mulino nel 2016.

Con l’ausilio di nuove fonti, il saggio ripercorre giorno per giorno gli eventi che si svolsero sull’isola greca dalla fatidica data dell’8 settembre a quella del 24 settembre, giorno dell’eccidio. Nell’esposizione dei fatti Elena Aga Rossi mantiene un equilibrio encomiabile, reso ancora più complesso da un quadro delle fonti estremamente variegato e contraddittorio.

L’operato di Antonio Gandin (comandante della divisione), l’attività sobillatrice degli ufficiali Apollonio e Pampaloni, il discusso numero delle vittime e le motivazioni che spinsero le truppe italiane a battersi contro quelle tedesche sono tutti elementi a cui l’autrice cerca di dare un’esatta collocazione al fine di “por fine alle polemiche e recuperare una memoria per quanto possibile unitaria di una delle prime iniziative della resistenza, e di certo di quella che ebbe l’esito più drammatico”.

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