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Un anno di scuolaSiamo agli inizi del Novecento, fra i banchi del liceo classico “Dante” di Trieste. La giovane Edda Marty, figlia di padre austriaco e di madre slava, è la prima allieva ad ottenere il posto in una scuola maschile. Si iscrive all’ultimo anno, quello della maturità. Coraggiosa ed intelligente, anticonformista ed emancipata, la ragazza riesce a mostrare fin dall’inizio tutto il suo potenziale. Vorrebbe impostare un rapporto paritario con i nuovi compagni, ma questi, affascinati dalla sua tempra, finiscono per innamorarsene, facendola oggetto di una corte serrata e ricacciandola sempre, dunque, nella sua condizione di donna. Il turbamento per quella presenza femminile, così fiera e sensuale allo stesso tempo, non rimane senza conseguenze: oltre ad episodi di allegra spensieratezza, si verificano torbide vicende che lasciano un segno nell’animo di quei ragazzi, anticipando le preoccupazioni dell’età adulta. 

Un anno di scuola di Giani Stuparich, uscito nel 1929 e recentemente ristampato da Quodlibet, è la coinvolgente storia dell’ultimo anno di liceo di una classe realmente esistita nella Trieste asburgica, alla vigilia Grande Guerra. I protagonisti del racconto, tutti legati da una solida amicizia, vivono intensamente i sentimenti e i contrasti emotivi della loro giovinezza, con spirito libero e sincero. L’atmosfera ovattata della scuola li tiene ancora al riparo dalle insidie del mondo, ma arriverà presto un’ora in cui Edda e i suoi compagni apprenderanno che “la vita ha una sua tragica serietà e che quei banchi di scuola erano un giocattolo di fronte ad essa”.

La penna di Stuparich – elegante nelle descrizioni ed estremamente efficace nella caratterizzazione dei personaggi – tratteggia un’adolescenza che da un lato appartiene ad altri tempi (si pensi alla galante discrezione con cui Giorgio corteggia e conquista Edda, dandole sempre del “lei”), ma dall’altro contiene tutti gli elementi tipici di quella stagione della vita, che si manifestano ciclicamente, ad ogni generazione. Ancora oggi è impossibile leggere Un anno di scuola senza sentirsi chiamati in causa, senza andare col pensiero a quella breve ma segnante fase della propria gioventù. Il libro di Stuparich è dunque un testo fortemente rievocativo, che come affermava anni fa una vecchia recensione “un giorno saremo andati a ricercare, per ritrovare i nostri diciott’anni, come furono o come avremmo voluto che fossero”.

Curiosità:
Al racconto di Giani Stuparich è ispirata una mini-serie televisiva del 1977 prodotta dalla RAI e diretta da Franco Giraldi.

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