“Mendel dei libri”, Stefan Zweig

zweigSiamo ai primi del ‘900 e a un tavolino del caffè Gluck di Vienna siede quotidianamente Jakob Mendel, “persona senza eguali e uomo leggendario”, capace di scovare il libro più strano nella più sperduta libreria antiquaria esistente. Non c’è volume che sfugga alla sua conoscenza enciclopedica, maturata in decenni di maniacale lettura, l’unica attività a cui abbia dedicato la propria esistenza. Oltre ai libri, però, Mendel non sa nulla del mondo ed è proprio questo innaturale distacco a giocargli un terribile scherzo, da cui non sarà più in grado di riprendersi, divenendo l’ombra di se stesso.
Pubblicato nel 1929,
Mendel dei libri è il racconto di un uomo travolto dalla Storia, la metafora di un mondo che inconsapevolmente viaggia spedito verso la propria fine, lasciando dietro di sé solo un ricordo sfocato. Una novella malinconica, dal sapore amaro, esempio di una celebre letteratura austriaca successiva alla Grande Guerra, capeggiata da Stefan Zweig e Joseph Roth, orfani della “belle epoque” asburgica.

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