“Autunno tedesco”, Stig Dagerman

tisk hostQuesta è la Germania, signor D., un cimitero bombardato”. Così nel 1946 un cittadino tedesco descrive il proprio Paese a Stig Dagerman, scrittore svedese inviato dal giornale Expressen per raccontare la situazione post-bellica nel vecchio Reich. Dagerman, all’epoca ventitreenne, realizza in poche settimane tredici articoli che verranno poi pubblicati a Stoccolma sotto l’emblematico titolo di Autunno tedesco (Tisk Höst). Un mondo di vinti e di emarginati popola le pagine di queste cronache, nelle quali viene esposto in modo lucido e conciso il dramma umano di un popolo afflitto dalla miseria, obbligato ad apprendere “l’arte di scendere in basso” per sbarcare il lunario. Se è vero che lo stesso disastro morale e materiale aveva colpito quasi tutti gli Stati europei, nel caso della Germania tutto ciò era visto come una giusta punizione, nella pretesa che il Paese imparasse dalla propria disgrazia. Si dimenticava però, come osserva Dagerman, che la fame e la guerra sono due pessime maestre: una pancia vuota non chiede democrazia, ma pane; le rovine e i figli caduti in battaglia non insegnano ad apprezzare la libertà, ma a convivere con la morte.

A scanso di equivoci, il discorso dell’autore (un convinto anarchico) non maschera simpatie per il regime passato, risultando piuttosto impregnato di una sincera compassione e di una genuina umanità. Il sottinteso legame che stringe le fila dei tredici articoli è una riflessione sulla sofferenza umana, che nella sua dimensione totalizzante conosce solo il presente, mettendo in secondo piano cause e colpe ed eliminando ogni orizzonte futuro. Secondo Dagerman, soltanto migliori condizioni di vita potevano consentire ai tedeschi di ragionare veramente sul proprio recente passato e di elaborare un avvenire che mettesse a proprio fondamento la democrazia.

Recentemente ristampato in Italia da Iperborea (2018), Autunno tedesco ricorda per certi versi la cosiddetta Trümmerliteratur (“letteratura delle macerie”), la quale, esattamente come il Neorealismo in Italia, si era diffusa in Germania per il bisogno di comunicare esperienze concrete vissute in anni drammatici, seguendo quel filo stretto che da sempre unisce la letteratura al dolore.

2 pensieri riguardo ““Autunno tedesco”, Stig Dagerman

  1. Una bella scoperta, questo blog, grazie a quello di Alessandra. Materia ampia su Trieste, città che amo molto e in cui forse ho vissuto in qualche esistenza precedente.😉.. e dove trovo suggestioni culturali e di emozioni varie. Non so quando potrò tornarci, per i motivi noti di questo momento, ma mi manca molto.
    Ho già letto con grande piacere, scoprendo interessanti cose nuove, molti tuoi post su questa città e su persone ad essa legate, caro Giovanni. Adesso mi sono fermata qui, su questo libro che ho apprezzato molto anch’ io. Un viaggio nella Germania distrutta, con lo sguardo di chi ascolta, vede, racconta. Un bravo scrittore, una visione insolita capace di aprire nuove visioni delle cose. .
    Ora, per tornare a Trieste, in queste giornate sospese in cui la lettura ha qualche sussulto, mi ha dato conforto e piacere Stuparich, Cuore adolescente. Trieste nei miei ricordi..
    Il ricordo del tuo professore è molto bello : stringente e senza retorica. Non è facile, oggi, saper unire la riconoscenza con la sobrietà.

    1. Buonasera Renza, ti ringrazio davvero per questo bel commento. Condivido, lo sguardo di Dagerman è speciale, soprattutto perché riesce a coniugare realismo e umanità.
      Che dire di Trieste? Una città come poche. Mi fa piacere che abbia appassionato anche te. Giani Stuparich purtroppo è considerato un autore minore, ma merita sicuramente di essere riscoperto. Pochi giorni fa ho terminato due suoi racconti, “Il ritorno del padre” e “L’isola”, di una delicatezza rara. A breve li recensirò.

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