Il sati delle vedove

sati2

Il sati (noto anche come “sutee”) era un rito indiano che consisteva nel rogo della vedova viva sulla pira funebre del marito. In questo modo le donne dimostravano la loro totale dedizione al defunto consorte, quasi a perpetuare il vincolo matrimoniale anche dopo la morte.

Nata dapprima in ambito nobiliare, questa pratica funeraria ha conosciuto nei secoli una vastissima diffusione in tutto il territorio indiano anche nelle classi sociali più basse.

Bisogna considerare che nella cultura indiana la vedova era condannata all’emarginazione sociale e a una sorta di lutto perenne che era destinato a durare fino alla sua morte, indipendentemente dall’età in cui la perdita del coniuge l’avesse colpita. La sua vita ormai non aveva più senso e il sati era percepito come l’unico modo per dare dignità e spessore a un’esistenza ormai vuota. Solo le donne virtuose erano considerate capaci di un simile atto, e perciò venivano quasi venerate dopo l’estremo sacrificio. Si ha notizia di diversi casi in cui la vedova decideva di buttarsi viva tra le fiamme anche contro la volontà della famiglia. Ma si sa pure di sati imposti, dove la vedova era dunque costretta al rogo anche contro la propria volontà: i motivi del sacrificio forzato potevano essere diversi, dalle rivalità familiari alla brama dell’eredità della donna.
In tempo di guerra si avevano addirittura dei roghi di massa, dove a gettarsi tra le fiamme (in caso di assedio o comunque di imminente sconfitta) erano le vedove dei soldati morti in battaglia, per evitare di divenire schiave o concubine del nemico.

Quando gli inglesi assunsero il controllo dell’India (XVIII secolo) il sati era ancora molto diffuso: per la precisione, dal 1813 al 1828 si ebbe notizia di circa 600 riti all’anno. Rimasti inorriditi da questa usanza, gli inglesi la vietarono a partire dal 1829, prevedendo la pena di morte per chiunque avesse spinto o convinto la vedova al rogo. Fu la dura repressione inglese a causare la quasi totale estinzione del rito, che purtroppo si è ripetuto sporadicamente anche negli ultimi decenni (il caso più eclatante risale al 1987). Va detto che ancora oggi in India le vedove sono discriminate e ostracizzate dalla società, come se la loro vita non avesse più significato. Insomma, il sati è stato vietato per legge a seguito del processo di occidentalizzazione del Paese, ma non è morta l’idea di fondo che lo giustificava.

Annunci

Le masse secondo Hitler

Spesso ci si domanda come sia stato possibile che, negli anni ’30, il popolo tedesco abbia appoggiato quasi incondizionatamente un tiranno come Adolf Hitler. Io ravviso la risposta a questa domanda nelle parole dello stesso Hitler qui sotto riportate. Consiglio a chiunque di leggerle: sono vere, per quanto sconfortanti nel loro contenuto.

La psiche delle grandi masse non è ricettiva di mezze misure o di debolezza.

Come una donna, le cui reazioni psichiche sono influenzate meno dal ragionamento astratto che da un’ansia indefinibile, sentimentale di forza complementare, che vuole sottomettersi all’uomo forte anziché dominare il fiacco, così le masse amano il dominatore anziché il supplice, e internamente sono molto più soddisfatte da una dottrina che non tollera rivale che non dalla concezione della libertà liberale.

hitler2

Le masse spesso si sentono incerte sul cosa fare della libertà e persino si sentono facilmente come abbandonate. Esse non si rendono conto dell’impudenza con cui sono terrorizzate spiritualmente, né della scandalosa restrizione delle loro libertà umane, perchè illusione di questa dottrina non si fa strada in alcun modo tra loro. Perciò vedono solo la forza senza restrizioni, la brutalità e lo scopo delle sue manifestazioni cui esse a lungo andare si assoggettano sempre.

tratto dal Mein Kampf di Adolf Hitler