Senatori a vita

La nostra Costituzione prevede che il Presidente della Repubblica possa nominare cinque senatori a vita, scelti tra personaggi che abbiano “illustrato la Patria per altissimi meriti nel campo sociale, scientifico, artistico e letterario”. Diventano senatori a vita – di diritto – anche gli ex Presidenti della Repubblica, salvo rinuncia. Nella storia della nostra repubblica sono stati nominati senatori a vita personaggi come Toscanini, Montale, De Filippo, Bobbio, Agnelli e la Montalcini, così come anche illustri politici (Andreotti, Fanfani, Nenni, Napolitano e altri).

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La nomina dei senatori a vita è in realtà un lascito dello Statuto Albertino, la nostra prima carta costituzionale, datata 1848. Lo Statuto prevedeva un sistema bicamerale formato da una Camera dei Deputati e da un Senato del Regno. Mentre la Camera dei Deputati era eletta dal popolo (anche se durante la storia del Regno non si raggiunse mai il suffraggio universale) il Senato del Regno era interamente nominato dal Re, tra personalità appartenenti a categorie indicate tassativamente dallo Statuto.

I senatori a vita dell’attuale costituzione repubblicana sono dunque quanto rimane di quell’antica impostazione del Senato, un Senato formato da personalità scelte appositamente dal Capo dello Stato (il Re).

Così recitava l’art 33 dello Statuto Albertino:

Il Senato è composto di membri nominati a vita dal Re, in numero non limitato, aventi l’età di 40 anni compiuti, e scelti nelle categorie seguenti:

 1 – Gli Arcivescovi e Vescovi dello Stato

2 – Il Presidente della Camera dei deputati

3 – I deputati dopo tre legislature o sei anni di esercizio

4 – I Ministri di Stato

5 – I Ministri segretari di Stato

6 – Gli Ambasciatori

7 – Gli inviati straordinari, dopo tre anni di tali funzioni

8 – I primi Presidenti e Presidenti del Magistrato di Cassazione e della Camera dei conti

9 – I primi Presidenti dei Magistrati di appello

10 – L’Avvocato generale presso il Magistrato di cassazione ed il Procuratore Generale dopo cinque

anni di funzioni

11 – I Presidenti di classe dei Magistrati di appello, dopo tre anni di funzioni

12 – I Consiglieri del Magistrato di Cassazione e della Camera dei conti, dopo cinque anni di funzioni

13 – Gli avvocati generali o Fiscali Generali presso i Magistrati di appello, dopo cinque anni di funzioni

14 – Gli ufficiali generali di terra e di mare. Tuttavia i maggiori generali e i Contrammiragli dovranno avere da cinque anni quel grado in attività

15 – I Consiglieri di Stato, dopo cinque anni di funzioni

16 – I membri dei Consigli di divisione, dopo tre elezioni alla loro Presidenza

17 – Gli intendenti generali, dopo sette anni di esercizio

18 – I membri della Regia accademia delle scienze, dopo sette anni di nomina

19 – I membri ordinari del Consiglio superiore di istruzione pubblica, dopo sette anni di esercizio

20 – Coloro che con servizi o meriti eminenti avranno illustrata la Patria

21 – Le persone che da tre anni pagano tremila lire d’imposizione diretta in ragione dei loro beni o della loro industria

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Seconda guerra mondiale: scenari alternativi per l’Italia

L’Italia, come tutti sanno, ha perduto la seconda guerra mondiale. In questo articolo però ho voluto immaginare quali avrebbero potuto essere le modificazioni territoriali in caso di esiti differenti. Gli scenari che ho preso in considerazione sono tre: la vittoria della guerra da parte del nazifascismo nel ’41; la vittoria della Germania dopo l’armistizio italiano; la vittoria degli Alleati senza l’armistizio italiano.

Se l’Italia avesse vinto la guerra probabilmente avrebbe ottenuto la Corsica e il Nizzardo dalla Francia, Malta dall’Inghilterra, la Dalmazia e Lubjana dalla Jugoslavia e Corfù dalla Grecia. Questi del resto erano i piani di Mussolini, che con l’entrata in guerra sperava di costruire la cosiddetta ‘Grande Italia’, ampliando ulteriormente anche i possedimenti coloniali in Africa a scapito dei francesi (Tunisia) e degli Inglesi (Egitto). Credo si possa escludere invece la possibilità che l’Italia annettesse al proprio territorio anche l’Albania (già controllata dal ’39) e la Grecia o parte consistente di essa: si tratta di regioni che gli irredentisti non hanno mai considerato italiane, e che dunque tutt’al più sarebbe entrate sotto il controllo italiano, conservando una loro (parvente) autonomia.

Questo era forse lo scenario meno probabile. L’Italia nel settembre del ’43 firma l’armistizio con gli Alleati: qui ipotizziamo una vittoria tedesca della guerra. Cosa ne sarebbe stato del nostro Paese? Sicuramente sarebbe rimasto fascista e avrebbe cambiato forma di governo, da monarchia a repubblica. Ma soprattutto sarebbe diventato uno Stato satellite del Terzo Reich, e a causa della sua resa incondizionata al nemico nel ’43 avrebbe subito forti menomazioni territoriali a vantaggio della Germania. In questa ricostruzione i tedeschi annettono al Reich il Sud-Tirolo, Trento, Belluno, il Friuli e l’intera Venezia Giulia. Si tratta di territori che la Germania aveva effettivamente annesso dopo l’occupazione dell’Italia, e che dunque, in caso di sconfitta degli Alleati, sarebbero sicuramente rimasti sotto la sua sovranità.

E’ presumibile che se l’Italia non avesse chiesto l’armistizio nel ’43 (preferendo terminare la guerra al fianco dei tedeschi) avrebbe subito un trattamento più severo a conflitto concluso. Si può ipotizzare una soluzione identica a quella adottata con la Germania, e cioè: perdita di territori a favore degli Alleati e divisione in due del Paese. In questa ricostruzione, l’Italia cede alla Francia la Valle d’Aosta, Briga e Tenda e alla Jugoslavia tutta la Venezia Giulia (Gorizia e Trieste comprese). Al Nord viene costituita la Repubblica Democratica Italiana, uno Stato socialista sotto il controllo sovietico (a causa della maggiore vicinanza geografica al blocco orientale.) Al Sud invece rimane il Regno d’Italia, sotto il controllo statunitense; lo Stato non cambia forma di governo e resta una monarchia dato l’appoggio della maggior parte dei cittadini meridionali al Re, come dimostrato dal referendum del ’46.