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Il 16 giugno 1997 Indro Montanelli dalle pagine del Corriere della Sera lanciava un duro attacco all’ex Presidente della Repubblica Sandro Pertini. Il celebre giornalista considerava l’ex partigiano un uomo onesto ma demagogico e di scarsa levatura sia intellettuale che politica.

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Pertini? Sono altri i grandi d’Italia

Caro Montanelli, Rilevo con disappunto come la figura di Sandro Pertini sia stata rimossa dalla memoria degli italiani e dei loro degni rappresentanti politici. Solo il Corriere, se non sbaglio, gli ha dedicato ultimamente un servizio su Sette. Perche’ tutto cio’? Vorrei da lei inoltre un giudizio su quest’uomo che personalmente stimo degno di ben altra considerazione. Fabio Mazzacane, Pistoia

Caro Mazzacane, Lei ha bussato alla porta sbagliata. Dalla memoria degl’italiani sono stati rimossi gli Einaudi, i De Gasperi, i Saragat, i La Malfa, i Vanoni, che nella politica del nostro Paese hanno contato molto piu’ di Pertini. Il quale fu certamente un uomo onesto, coraggioso e coerente con le proprie idee (anche perche’ ne aveva pochissime). Ma le stesse qualita’ si possono attribuire anche a coloro che ho nominato e che vi aggiungevano quella di una sagacia politica, di cui Pertini fu sempre sprovvisto. Nel suo stesso partito non esercitava alcun peso, era considerato un “compagno” di tutto affidamento, ma bizzarro, imprevedibile e sempre pronto a qualche colpo di teatro. Nenni, che gli voleva bene, mi disse una volta: “Io non sono certamente un uomo di cultura e alla cultura non attribuisco, per un politico, una decisiva importanza. Ma qualcosa so, qualche libro l’ho letto, anche grazie a Mussolini quando mi mando’ al confino a Ponza. C’era anche Sandro. Lui, l’unica cosa che leggeva era L’Intrepido. Il resto del tempo lo passava a giocare a briscola o a scopa coi nostri guardiani. Alle nostre discussioni sul futuro dell’Italia e del partito non partecipava quasi mai, e quando lo faceva, era solo per invocare il popolo sulle barricate, per lui la politica era solo quella”. Lei mi chiedera’ come fece un uomo cosi’ sprovveduto a diventare Presidente della Repubblica. Lo divento’ appunto perche’ era sprovveduto, e come tale forniva buone garanzie di non interferenza agli uomini del potere vero, totalmente in mano ai partiti. Quello che forse nessuno aveva previsto, ma che si rivelo’ un particolare del tutto innocuo, era il suo demagogismo. Pertini aveva il fiuto del pubblico, e ne secondava alla perfezione tutti i vizi e vezzi. Dal video ogni tanto pronunziava terribili requisitorie contro la classe politica, come se lui non vi avesse mai appartenuto, come fece al momento del terremoto dell’Irpinia, quando accuso’ il parlamento di avere bocciato i disegni di legge per le misure di difesa in caso di emergenza, dimenticandosi che il Presidente della Camera che li aveva respinti era stato lui. Non perdeva occasione di dare spettacolo seguendo in lacrime tutti i funerali, baciando torme di bambini, e insomma toccando sempre quel tasto del patetico a cui noi italiani siamo particolarmente sensibili. I suoi alluvionali discorsi di Capodanno erano autentiche sceneggiate. Ma in sette anni di Presidenza, di sostanziale e sostanzioso fece poco o nulla. Della corruzione che dilagava (e dalla quale bisogna riconoscere non si lascio’ mai infettare), o non si accorse, o preferi’ non accorgersi. Comunque, un segno del suo passaggio al Quirinale non mi sembra che lo abbia lasciato. Ce lo ricordiamo come un brav’uomo pittoresco e un po’ folcloristico, che seppe far credere alla gente di essere un “diverso” dagli uomini politici, mentre invece era sempre stato uno di loro e non aveva mai vissuto d’altro che di politica. Non c’e’ da vergognarsi di avere avuto un Presidente come Pertini. Ma non vedo cosa ci sia da ricordarne.

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