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Introduzione all’opera di Nietzsche “Così parlò Zarathustra”, Casa Editrice Ghelfi (Milano), terza edizione, anno 1956. 

Federico Nietzsche nacque a Röcken, in Prussia, il 15 Ottobre 1844: orfano di padre in giovanissima età, ebbe un’educazione severa; preferì fin da fanciullo i libri ai giochi, e, giovanetto, leggeva la Bibbia agli altri con accenti ispirati.

A diciott’anni perse la fede in Dio e passò il resto della vita a cercare una nuova divinità in sostituzione di quella: credette di averla trovata nel Superuomo. Divenne cinico e pessimista, ed in ciò ebbero grande influenza le opere di Schopenhauer; ma ben presto denunziò il pessimismo come una forma di decadenza, ed esaltò la tragedia come l’aspetto bello e vitale dell’umanità. A vent’anni era già un infelice cui per tutta la vita mancò la serenità del saggio e la calma di una mente equilibrata. A 25 anni fu nominato professore di filosofia classica all’Università di Basilea.

Ebbe una grande ammirazione per Bismark e per le sue sanguinarie imprese, e quando nel 1870 scoppiò il conflitto franco-tedesco, sentì quanto fosse grande la potenza della parola “Stato, che è richiamo del sangue che innalza all’eroismo”: “Sentii per la prima volta che la più forte e alta volontà di vivere non si estrinseca nella misera quotidiana lotta per la vita, ma nella volontà di fare la guerra, nella volontà di potenza e prepotenza”.

Da questa ispirazione nacque Così parlò Zarathustra. Zarathustra è il vangelo di Nietzsche ed i libri successivi ne costituirono il commento. Con Al di là del bene e del male e Genealogia della morale si ripromise di distruggere la vecchia impalcatura morale dell’umanità, preparando il terreno alla morale del Superuomo, per la quale l’onore (concetto pagano, romano, feudale, aristocratico) è forza e potenza, e coscienza (concetto ebraico, cristiano, borghese, democratico) è debolezza ed inutile pietà. Lo stesso amore non è in fondo che desiderio di possesso: corteggiare una donna assomiglia a un combattimento, col possederla la si domina.“L’uomo è l’animale più crudele” dice Zarathustra.

La via che conduce al Superuomo deve passare necessariamente attraverso un regime aristocratico; prima che sia troppo tardi la democrazia, “questa mania di contare i nasi!”, deve essere sradicata. Ed alla ricerca di questo Superuomo, Nietzsche dedicò tutto se stesso, credendo in esso come salvatore dell’umanità: lottò contro il sistema morale tradizionale: negandone la validità in nome di una nuova morale: quella dell’eroe. Zarathustra dice: “Amo colui che vuole la creazione di qualcosa oltre se stesso, e poi perisce”.

L’intensità del pensiero consumò Nietzsche, ossessionandolo fino alla follia, e nella demenza, lo spregiatore della felicità, trovò il primo attimo di pace della sua vita. E la natura ebbe forse pietà di lui il giorno in cui gli tolse la ragione. Morì, pazzo, nel 1900. Di lui Will Durant scrisse: “Giammai un uomo pagò a più caro prezzo la sua genialità”.

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