La scommessa di Pascal

Uno degli argomenti della filosofia moderna più celebri è senza dubbio la ‘scommessa’ di Pascal, delineata nell’opera Pensèes (Pensieri) che raccoglie le principali riflessioni del filosofo francese.

Dio esiste o no? Secondo Pascal tutti dobbiamo rispondere a questa domanda, nessuno escluso; l’epochè scettica, ovvero la sospensione del giudizio, qui non è applicabile perché chi decide di non scegliere in realtà un scelta l’ha presa.

Il faut parier, cela n’est pas volontarie. Vous êtes embarqués” (bisogna scegliere, non è una cosa che dipenda dal vostro volere, ci siete dentro): vale a dire che siamo tutti ‘embarquès’ sulla nave della vita, dunque non possiamo astenerci dal dare risposte, specialmente di fronte a una domanda come quella riguardante l’esistenza divina.

Assodato che tutti dobbiamo scegliere tra l’esistenza e la non esistenza di Dio, come possiamo essere aiutati nella nostra risposta dalla ragione? In nessun modo, sentenzia Pascal. Il filosofo francese si dice convinto del fatto che la ragione qui non può determinare proprio nulla, perché Dio non può essere né dimostrato né respinto con argomentazioni logiche o filosofiche.

Ed è a questo punto che viene teorizzata la scommessa:

“Pesiamo il guadagno e la perdita, nel caso che scommettiate in favore dell’esistenza di Dio. Valutiamo questi due casi: se vincete, guadagnate tutto; se perdete, non perdete nulla. Scommettete, dunque, senza esitare, che egli esiste”

Questa è in breve la condizione di chi scommette in favore dell’esistenza di Dio: se vince, come premio per la sua fede, avrà la beatitudine eterna, mentre se perde finisce col rimetterci solo dei beni finiti, cioè quelli che offre la nostra vita terrena e che Pascal non esita a definire un ‘nulla’. Quindi già per questo motivo varrebbe la pena scommettere su Dio. L’argomentazione poi prosegue e si fa di carattere puramente logico:

Siccome c’è uguale probabilità di vincita e di perdita, se aveste da guadagnare solamente due vite contro una, vi converrebbe già scommettere. Ma, se ce ne fossero da guadagnare tre, dovreste giocare (poiché vi trovate nella necessità di farlo); e, dacché siete obbligato a giocare, sareste imprudente a non rischiare la vostra vita per guadagnarne tre in un giuoco nel quale c’è eguale probabilità di vincere e di perdere. Ma qui c’è un’eternità di vita e di beatitudine. Stando così le cose, quand’anche ci fosse un’infinità di casi, di cui uno solo in vostro favore, avreste pur sempre ragione di scommettere uno per avere due; e agireste senza criterio, se, essendo obbligato a giocare, rifiutaste di arrischiare una vita contro tre in un giuoco in cui, su un’infinità di probabilità, ce ne fosse per voi una sola, quando ci fosse da guadagnare un’infinità di vita infinitamente beata. Ma qui c’è effettivamente un’infinità di vita infinitamente beata da guadagnare, una probabilità di vincita contro un numero finito di probabilità di perdita., e quel che rischiate è qualcosa di finito. Questo tronca ogni incertezza: dovunque ci sia l’infinito, e non ci sia un’infinità di probabilità di perdere contro quella di vincere, non c’è da esitare: bisogna dar tutto”

Chi scommette ha il 50% di probabilità sia di vincere che di perdere. Dunque se ci fossero da guadagnare due vite contro una, dice Pascal, converrebbe già scommettere, e a maggior ragione se le vite da guadagnare non fossero due, ma tre. Il fatto è che qui non ci sono due, tre o quattro vite, ma un’infinità di vita infinitamente beata. Anche se ci fossero infinite probabilità di perdere, contro una sola di vincere, converrebbe scommettere, perché non si perde nulla e si ha la possibilità di guadagnare una vita infinita. Ma in questo caso le probabilità di perdere, come detto fin da principio, non sono infinite, bensì finite: 50%. Non bisogna esitare dunque: qui esiste una possibilità su due di guadagnare l’infinito, e quindi bisogna dare tutto, scommettendo su Dio.

Pubblicato in: on 14 Maggio, 2008 at 7:21 pm Commenti (0)
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Dialoghi tratti da ‘Il settimo sigillo’, Ingmar Bergman

Il cavaliere Antonius Block, tornato in patria dalle Crociate, discorre con la Morte su Dio e sul senso della vita.

Cavaliere Block: Vorrei confessarmi ma non ne sono capace, perché il mio cuore è vuoto. Ed è vuoto come uno specchio che sono costretto a fissare, mi ci vedo riflesso e provo soltanto disgusto e paura. Vi vedo indifferenza verso il prossimo, verso tutti i miei irriconoscibili simili; vi scorgo immagini d’incubo, nate dai miei sogni, dalle mie fantasie.

Morte: Non credi che sarebbe meglio morire?

Cavaliere Block: E’ vero.

Morte: Perché non smetti di lottare?

Cavaliere Block: E’ l’ignoto che m’atterrisce.

Morte: Il terrore è figlio del buio.

Cavaliere Block: Sì, è impossibile sapere…ma perché, perché non è possibile cogliere Dio coi propri sensi? Per quale ragione si nasconde dietro mille e mille promesse e preghiere sussurrate ed incomprensibili miracoli? Perché io dovrei avere fede nella fede degli altri? E cosa sarà di coloro i quali non sono capaci né vogliono avere fede? Perché non posso uccidere Dio in me stesso? Perché continua a vivere in me e sia pure in modo vergognoso e umiliante, anche se io Lo maledico e voglio strapparLo dal mio cuore? E perché nonostante tutto Egli continua ad essere uno struggente richiamo di cui non riesco a liberarmi? Mi ascolti?

Morte: Certo.

Cavaliere Block: Io vorrei sapere, senza fede, senza ipotesi, voglio la certezza, voglio che Iddio mi tenda la mano e scopra il Suo volto nascosto, e voglio che mi parli.

Morte: Il Suo silenzio non ti parla?

Cavaliere Block: Lo chiamo e Lo invoco e se Egli non risponde io penso che non esiste.

Morte: Forse è così, forse non esiste.

Cavaliere Block: Ma allora la vita non è che un vuoto senza fine? Nessuno può vivere sapendo di dover morire un giorno, come cadendo nel nulla, senza speranza!

Morte: Molta gente non pensa né alla morte né alla vanità delle cose.

Cavaliere Block: Ma verrà il giorno in cui si troveranno all’estremo limite della vita.

Morte: Sì, sull’orlo dell’abisso…

Cavaliere Block: Lo so, lo so ciò che dovrebbero fare. Dovrebbero intagliare nella loro paura un’immagine, alla quale poi dare il nome di Dio.

Il cavaliere Block assiste assieme allo scudiero Jons al rogo di una ragazza condannata per stregoneria. L’innocenza della giovane donna è palese agli occhi dei due personaggi, che prendono spunto dalla tragedia per discutere della morte.

Jons: Che cosa vede? Questo vorrei sapere.

Cavaliere Block: Ormai non vede più.

Jons: Non avete risposto alla mia domanda. Chi veglia su di lei? Gli angeli, o Dio, o Satana oppure…oppure il Nulla? Il Nulla, ve lo dico io.

Cavaliere Block: No, no, non può essere!

Jons: Guardate i suoi occhi. La sua torpida coscienza si sta accorgendo del Nulla, del Nulla che ormai la sommerge.

Cavaliere Block: No, no!

Jons: E noi siamo qui, incapaci di fare qualcosa, perché vediamo ciò che vede lei, e il nostro terrore è uguale al suo e nessuno la aiuta…no, non posso guardarla!

Pubblicato in: on 8 Maggio, 2008 at 5:15 pm Commenti (0)
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Il concetto di Dio dopo Auschwitz, Hans Jonas

La conciliabilità tra l’esistenza del male e quella di un Dio buono ed onnipotente ha sempre rappresentato una questione teologica di difficile soluzione. Il filosofo ebreo Hans Jonas, nella sua opera ‘Il concetto di Dio dopo Auschwitz’, si chiede in particolare come è possibile che Dio non sia intervenuto di fronte a quell’immane tragedia che coinvolse il suo popolo: Auschwitz.

“Pensavo di essere in debito verso quelle anime, di non poter negare loro qualcosa che somigliasse a una risposta all’invocazione, spentasi ormai da lungo tempo, che avevano rivolto a un Dio muto”

Questo è ciò che in poche parole sostiene Jonas: alla luce di un evento come Auschwitz, chi non voglia rinunciar sic et simpliciter a credere nell’esistenza di Dio, deve per forza rivederne il concetto. E qui l’argomentazione del filosofo ebreo si fa interessante, nonchè estremamente coraggiosa, a partire dal concetto di onnipotenza: Jonas lo ’smonta’ piano piano sia a livello logico che a livello teologico.

Obiezione logica: onnipotenza significa potenza totale, ovvero non limitata da nulla, neppure dall’esistenza di ‘un altro da sè’. Infatti, per mantenere intatta la propria assolutezza, la potenza deve distruggere qualsiasi altra realtà che esiste al di fuori di sè, altrimenti non sarebbe assoluta. Ma una potenza senza oggetto è una potenza che nega sè stessa, perchè non ha nulla su cui agire. Dunque, affinchè essa possa agire, deve per forza esistere qualcos’altro, ma se questo qualcosa sussiste, essa non è onnipotente. Ne consegue l’infondatezza logica dell’onnipotenza. ‘Perchè vi sia potenza in generale, essa deve essere spartita’.

Obiezione teologica: tre qualità vengono solitamente attribuite a Dio: bontà assoluta, onnipotenza e comprensibilità. Jonas si chiede: quali di questi tre attributi sono veramente irrinunciabili? Sicuramente la bontà è inseparabile dal concetto di Dio. Pure la comprensibilità non può essere negata: il concetto di un Deus absconditus infatti è totalmente estraneo alla tradizione ebraica, in quanto Dio si è rivolto agli uomini attraverso i profeti, affinchè questi trasmettessero la sua parola nel linguaggio del tempo; Egli dunque non si è nascosto o chiuso in un impenetrabile mistero. Ne consegue che:

“Certamente Dio dovrebbe essere incomprensibile se con la bontà assoluta gli venisse attribuita anche l’onnipotenza. Dopo Auschwitz possiamo e dobbiamo affermare con estrema decisione che una Divinità onnipotente o è priva di bontà o è totalmente incomprensibile”

Jonas dunque nega l’onnipotenza divina, e sancisce perentoriamente: ‘non intervenne [ad Auschwitz] non perchè non lo volle, ma perchè non fu in condizione di farlo’. In conclusione, questa è la tesi: nell’atto della creazione Dio avrebbe rinunciato a parte della sua potenza per concedere all’Uomo la libertà; infatti, in base al ragionamento logico sul concetto di potenza prima esposto, Dio non avrebbe potuto creare l’Uomo se non avesse rinunciato alla sua onnipotenza.

“Rinunciando alla sua inviolabilità il fondamento eterno consentì al mondo di essere. Ogni creatura è debitrice dell’esistenza a questo atto di autonegazione e ha ricevuto con essa tutto ciò che può ricevere dall’aldilà”

Pubblicato in: on 2 Maggio, 2008 at 8:34 am Commenti (0)
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Discorso d’insediamento di Gianfranco Fini

Ieri mattina, attorno alle 11.30, Gianfranco Fini è stato eletto Presidente della Camera dei Deputati con 335 preferenze al quarto scrutinio. Qui intendo riportare e commentare quei passaggi che ritengo maggiormente significativi del discorso d’insediamento.

Un deferente omaggio lo rivolgo al pontefice Benedetto XVI (Applausi), guida spirituale della larghissima maggioranza del popolo italiano e indiscussa autorità morale per il mondo intero, come dimostrato anche dal suo recente, mirabile discorso all’Assemblea generale delle Nazioni Unite.
La laicità delle istituzioni è principio irrinunciabile della nostra come di ogni moderna democrazia parlamentare ed è proprio nel nome di tale principio che il Parlamento deve saper riconoscere il ruolo fondamentale che nell’arco dei secoli la religione cristiana ha avuto e ha tuttora nella formazione e nella difesa della identità culturale della nostra patria (Applausi), nella formazione e nella difesa della identità culturale della nostra patria, della nazione italiana, nazione di cui è simbolo la bandiera tricolore esposta in quest’Aula e alla quale rendo omaggio (Applausi). È in essa che si riconosce il nostro popolo.

Dopo aver ricordato i suoi ultimi predecessori (Bertinotti, Casini e Violante) e aver rivolto il suo saluto al Presidente della Repubblica Napolitano, Fini menziona Papa Ratzinger, mettendo in risalto anzitutto la rilevanza della carica da lui coperta e l’ampia riconoscenza che di questa rilevanza fa la maggior parte del popolo italiano, storicamente cattolico, e in secondo luogo il ruolo che la religione cristiana ha avuto nella formazione dell’identità culturale del nostro Paese. Qualcuno può aver storto il naso di fronte a queste affermazioni, la cui aderenza con la realtà tuttavia, almeno dal mio punto di vista, non è da mettere in discussione.

Subito dopo viene reso omaggio al tricolore italiano, in cui ’si riconosce il nostro popolo’; il valore della nostra bandiera non gode di un grande riconoscimento purtroppo, e questo direi in tutto il Paese. Quindi il fatto che Fini abbia voluto per pochi istanti ricordarne l’importanza trovo che sia veramente apprezzabile. Viene lecito pensare che un tale omaggio non deve essere uscito con grande difficoltà dalla bocca di un uomo che per tutto l’arco della sua carriera politica si è rifatto al valore del tricolore, seppur in passato per motivazioni quanto meno discutibili. Ma anche qui, se mai vi fosse qualche dubbio, e mi riferisco alla lunga militanza nel MSI, Fini cerca di spazzarlo:

Onorevoli colleghi, anche questa legislatura si apre a cavallo tra due ricorrenze di alto valore ideale e politico: il 25 aprile ed il 1o maggio. Celebrare la ritrovata libertà del nostro popolo e la centralità del lavoro nell’economia è un dovere cui nessuno si può sottrarre, specie se vogliamo vivere il 25 aprile e il 1o maggio come giornate in cui si onorano valori autenticamente condivisi e avvertiti come vivi e vitali da tutti gli italiani e, in particolar modo, dai più giovani.

D’Alema alla fine del discorso lamenterà il fatto che non si sia mai sentita la parola ‘antifascismo’, ma per quanto mi riguarda credo che queste affermazioni siano più che sufficienti. Fini rende onore a due feste che a giudizio dell’estrema destra di cui per qualche anno è stato il principale esponente sarebbero ricorrenze della sinistra, e non della nazione: il fatto che Fini ora le riconosca a pieno titolo come feste ‘di alto valore ideale’, da non discostare dunque da quel tricolore prima ricordato, basta a far capire come a livello ideologico il personaggio si sia definitivamente staccato da quell’insostenibile tradizione e cultura politica il cui apprezzamento sarebbe stato incompatibile con la carica ora coperta. E questa non è incoerenza, come latrano Santanchè e compagnia, ma fedeltà alla nostra carta costituzionale.

Eppure, penso che sia tuttora di grande significato politico e morale rammentare il valore insostituibile della libertà, bene supremo per ogni essere umano, precondizione per ogni democrazia, e penso sia lecito domandarsi se ancora oggi - sessantatré anni dopo la liberazione - la nostra libertà corra pericoli e sia davvero minacciata. Spero non meravigli se alla domanda mi sento di rispondere affermativamente, se ritengo che la Camera dei deputati debba essere consapevole che un’insidia per la nostra libertà e, di conseguenza, per la nostra democrazia a mio avviso esiste tuttora. La minaccia non viene di certo dalle ideologie antidemocratiche del secolo scorso, che sono ormai sepolte con il Novecento che le ha generate. I rischi per la nostra libertà sono oggi di tutt’altra natura. L’insidia maggiore viene dal diffuso e crescente relativismo culturale, dalla errata convinzione che libertà significhi assoluta pienezza di diritti e pressoché totale assenza di doveri e finanche di regole (Applausi). La libertà è minacciata nello stesso momento in cui - come sta avvenendo per alcune questioni - nel suo nome si teorizza una presunta impossibilità di definire ciò che è giusto e ciò che non lo è (Applausi).

Chiudo commentando questo passaggio. Qui Fini propone un’interessante riflessione non tanto sul concetto di libertà, sulla cui importanza si esprime con frasi che non passeranno certo alla storia per la loro originalità, ma piuttosto sulle insidie poste dinanzi ad essa al giorno d’oggi. Queste insidie, a parere di Fini, non arrivano dalle ormai defunte ideologie totalitarie del secolo scorso (fascismo e comunismo), ma piuttosto da un diffuso relativismo culturale; e qui a mio avviso il nuovo Presidente della Camera non sbaglia. Esiste un certo qual nichilismo nel nostro mondo occidentale, dove proprio in nome della libertà si finisce col disconoscere qualsiasi tipo di ideale o valore, bollandoli nel migliore dei casi come anacronistici. Non è certo mia intenzione sviluppare un tema su cui filosofi e pensatori di vario genere si sono arrovellati senza trovare una soluzione da tutti condivisibile, ma mi limito ad affermare questo: non bisogna compiere l’errore di confondere la libertà con la licenza. Il giusto e l’ingiusto, come implicitamente sostiene Fini, devono essere ben distinti, ed io a tal proposito dico che il compito di tracciare la linea di demarcazione tra questi due debba spettare non al governo di turno, non alla morale del popolo, ma alla Legge italiana, che pur nelle sue pecche esiste e contribuirebbe a rendere più giustizia in questo Paese se solo fosse applicata con decenza.

Elezioni - Considerazioni generali

I risultati delle ultime politiche sono chiari ed evidenti a tutti: la coalizione guidata da Silvio Berlusconi ha vinto con netto scarto (circa 9 punti su scala nazionale) su quella di Walter Veltroni e Antonio Di Pietro. Alla Camera il vantaggio consta nel famoso premio di maggioranza, che garantisce al PDL e alla Lega circa cento deputati in più, mentre al Senato la differenza è di una quarantina di parlamentari sempre a favore della coalizione di centro-destra. Sono numeri pesanti, che garantiscono a Berlusconi una salda governabilità: infatti a meno di scandali o fatti eccezionali (che nessuno chiaramente si augura) questo nuovo governo rimarrà senz’altro in carica per tutta la legislatura. E questo, dopo due anni passati in un clima di totale incertezza, dove la legittimazione parlamentare a favore di Prodi consisteva tutta in pochissimi senatori, non può che rappresentare una boccata d’ossigeno per il nostro Paese.

La vittoria di Berlusconi: i motivi

E’ lecito chiedersi la ragione di una vittoria così netta, così schiacciante, avvenuta solo due anni dopo che il Paese si era chiaramente spaccato a metà, un fifty/fifty quasi perfetto. Credo che più di tutti abbia colto nel segno l’Onorevole Buttiglione (UDC) il quale ha parlato di ’sconfitta di Prodi’, come a dire che il risultato plebiscitario a favore del PDL sia stato anzitutto l’effetto di un vasto malcontento dell’elettorato italiano per l’operato dell’ultimo governo di centro-sinistra, sicuramente uno dei più impopolari di tutta la nostra storia repubblicana. La gente, a differenza di quanto auspicato da Veltroni, non ha visto nel PD il rinnovamento, ma piuttosto una sorta di minestra riscaldata che avrebbe definitivamente dato a questo Paese il colpo di grazia qualora avesse vinto. E dunque, è lecito chiedersi, il rinnovamento sarebbe Berlusconi? Certo che no, un uomo di 72 anni che ha già governato l’Italia per 7 anni e che si è proposto per la quinta volta di fila come leader della propria coalizione non può essere nè visto nè definito come tale nemmeno da chi ha espresso una preferenza a suo favore. E questo è interessantissimo, perchè ci fa capire un’altra cosa: che gli Italiani, in questo particolare momento, non vogliono rinnovamento, ma certezze, quelle che hanno tanto sentito mancare negli ultimi anni. Berlusconi non è il nuovo, ma il sicuro, il certo. L’Italia è come una nave; non ha detto ‘Vogliamo prendere il largo’, ma piuttosto ‘dateci un’ancora!’. Non importante, ma fondamentale è stato poi l’apporto della Lega in Settentrione: ma questo è un punto che mi riservo di sviluppare in seguito.

Il PD e la scommessa mancata

Mai eredità più scomoda poteva gravare sulle spalle di Walter Veltroni, il quale ha cercato in tutti i modi di scrollarsela di dosso, prima sciogliendo l’allenza con la sinistra massimalista, e in seguito proponendosi come un soggetto nuovo, di rottura non solo con la precedente tradizione di sinistra, ma con tutta l’esperienza politica italiana del dopoguerra. Veltroni ha detto no ai conservatorismi, ha creato quel grande partito riformista che l’Italia non ha mai avuto, e ha cercato di instaurare con la controparte politica una dialettica non aggressiva, ma critica e costruttiva. Tutto questo, numeri alla mano, non è comunque bastato, perchè la gente dopo due anni di Prodi sentiva di non potersi fidare di un uomo che pur riconoscendo gli sbagli del precedente premier ne aveva sempre cantato le lodi, di un uomo che propinava il nuovo quando, come ho già affermato, non era quello che la maggior parte degli italiani chiedevano. E molti, aggiungo, non hanno nemmeno creduto in questa sua pretesa novità. Ma il PD può comunque dirsi protagonista di una svolta epocale per il nostro sistema politico: l’instaurazione del bipolarismo all’americana.

Il flop della sinistra massimalista e il trionfo della Lega

Forse sbaglio, ma non riesco assolutamente a leggere separatamente il pessimo risultato conseguito dalla Sinistra Arcobaleno, che non godrà della minima rappresentanza parlamentare, e il plebiscito pro-Lega che si è manifestato in queste ultime politiche.

E’ vero, Bertinotti sarebbe sicuramente andato in Parlamento se buona parte del suo elettorato avesse fatto prevalere la nostalgia comunista al voto-utile per Veltroni in funzione anti-berlusconiana. Ma resta quel misero 3%, messo in piedi da una coalizione che, sommando i voti delle politiche del 2006, ottenne l’11%. Perchè questo risultato? La risposta è semplice: quello della Sinistra Arcobaleno è puro anacronismo. Siamo di fronte a persone ancora affezionate alla falce e al martello, persone che alzano il pugno e che credono ancora alla lotta di classe (’Non è possibile candidare un operaio e un imprenditore allo stesso tempo’, aveva detto Bertinotti guardando alle liste del PD). Tutto questo è passato. Lasciatemi fare una riflessione: di quale classe sociale si chiamava e si è sempre chiamata paladina la sinistra radicale? Quella bassa: operai, gente che fatica ad arrivare a fine mese, precari, giovani. Pochissimi di costoro hanno dato il loro voto a Bertinotti. Al Nord poi, questi voti sono andati alla Lega. Ecco perchè secondo me esiste una sottile filo che unisce il successo di Bossi al disastro della SA: la base sociale che storicamente ha composto l’elettorato di una certa sinistra, al Nord è diventata ‘utenza’ della Lega. E se anche sotto il Po gli operai hanno visti più tutelati i loro interessi dal programma di Berlusconi, significa che esistono seri motivi di riflessione per Bertinotti e compagnia.

Adesso affronto l’argomento Lega, e i miei lettori perdoneranno la scarsa imparzialità, ma essendo un italiano del Nord mi è difficile non parlare col cuore. Come detto prima, il partito di Bossi ha spopolato: un otto per cento su scala nazionale, che in regioni come il Veneto e la Lombardia, si è tradotto addirittura in un venti per cento dei consensi. Ora, io sono una di quelle persone che si emoziona alle note dell’Inno di Mameli, che prova sempre un certo piacere a veder sventolare il tricolore e che si dice orgogliosa del fatto che il suo Veneto abbia donato tante vite prima durante il Risorgimento, e poi durante la Resistenza. Basta già questo per far intendere a chi mi sta leggendo che il partito di Bossi non raccoglie assolutamente le mie simpatie, ma sono altrettanto convinto che esiste un atteggiamento diffuso nei confronti della Lega che va sradicato: lo snobismo; dire ‘tanto quelli sono ignoranti’, ‘non si è mai visto un intellettuale leghista’ e via così. Perchè se il cuore economico di questo Paese strizza l’occhio a Bossi non si può far finta di nulla, non si può catalogare la cosa come ‘oscena’ e basta. La Lega è stato l’unico partito in grado di capire veramente il disagio della gente comune del Nord, nessuno può negarlo. E a prescindere dalle discutibili radici ideologiche di questa compagine politica, bisogna prenderne atto e compiere le relative considerazioni.

Come riuscirà Berlusconi a rispettare le pretese della Lega, sicuramente invise non solo al Meridione ma anche al Centro? Questo sarà uno dei punti più interessanti della prossima legislatura; intanto mi aspetto che venga assegnata la presidenza di una camera proprio alla Lega, e questo per coinvolgerla di più nell’indirizzo politico del governo e per ridurre al minimo il rischio di ribaltoni stile ‘96.

Gli altri partiti: UDC, La Destra, Partito Socialista

Casini ha tenuto, e pure bene aggiungerei. La linea aggressiva contro Berlusconi e la forte insistenza sui valori di matrice cattolica che rappresentano il fulcro del partito hanno sicuramente premiato l’UDC, l’unica coalizione sopravvisuta al PD e al PDL. ‘Non voteremo la fiducia a Berlusconi’, hanno affermato giusto ieri Casini e Buttiglione, il che significa che saranno l’unico partito d’opposizione assieme al PD, col quale tuttavia non prevedo intese di alcun tipo.

Un altro estremismo oltre a quello comunista lascia il Parlamento: quello della fiamma tricolore, quello de La Destra, altro partito anacronistico composto da persone che dicendosi ‘orgogliose di essere fasciste’ offendono anzitutto la Costituzione, che vede proprio nell’antifascismo uno dei suo valori fondanti. Non ci mancheranno i loro saluti romani.

Mi hanno stupito le dimissioni da segretatio del partito socialista di Boselli, come conseguenza del poco confortante risultato elettorale: egli pensava veramente di superare la soglia del 4% necessaria per entrare alla Camera? Del Partito Socialista rispetto il nome, il lustro e la tradizione di un qualcosa nato addirittura nel 1892, ma è superfluo dire quanto poco possa servire una tale compagine politica nel nostro Paese.

L’avvento del bipolarismo e la speranza di una nuova stagione politica

Ieri è avvenuto qualcosa che mi auspicavo ormai che accadesse da mesi: la semplificazione del quadro politico nazionale. Se veramente il PDL è destinato a diventare un partito unico, e se avverà l’annunciata fusione tra PD e Italia dei Valori, il nostro Parlamento sarebbe composto da soli 4 partiti: il PD, l’UDC, il PDL e la Lega (oltre alla trascurabile presenza del MPA). Ci si avvicina al modello americano e inglese, e questo a mio avviso può essere solo un bene per il nostro Paese: vedremo meno divisioni, più certezze, meno soffocanti e improduttivi compromessi. Il vero artefice di questo cambiamento epocale è senza dubbio Walter Veltroni, che decidendo di non correre con la Sinistra Arcobaleno e di proporre un grande partito di centro sinistra ha costretto Berlusconi alla contro-mossa del grande partito di destra, il PDL. Gli sbarramenti previsti dall’attuale legge elettorale, che con le precedenti coalizioni-ammucchiata non aveva senso, hanno fatto il resto.

Spero che con questa nuova legislatura possa veramente cambiare qualcosa nella nostra politica: vorrei vedere una dialettica diversa tra maggioranza e opposizione, una collaborazione al miglioramento di questo Paese il quale ha un disperato bisogno di interventi urgenti. Dialogo sulle riforme, come auspicato sia Veltroni che da Berlusconi, e soprattutto, un clima più disteso sia alla Camera che al Senato. Spero prevalgano la moderazione e l’interesse del Paese.

I miei sinceri auguri di buon governo a Silvio Berlusconi, che non ho votato ma che ora ha in mano le redini di questa Nazione. E speriamo anche in un pizzico di fortuna, che non fa mai male.

Pubblicato in: on 15 Aprile, 2008 at 11:28 am Commenti (0)
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Verso Euro 2008 - Le convocazioni per la Spagna

Roberto Donadoni ha diramato ieri sera le convocazioni in vista del match amichevole contro la Spagna che si terrà mercoledì 26 allo stadio Luis Valero di Elche. Poche le novità a onor del vero, ma è giusto prestare la dovuta attenzione a questa lista di giocatori dal momento che mancano solo due mesi a quella definitiva.

Portieri: Buffon (Juventus), Amelia (Livorno);

Difensori: Oddo (Milan), Panucci (Roma), Cannavaro (Real Madrid), Materazzi (Inter), Barzagli (Palermo), Zambrotta (Barcellona), Grosso (Lione);

Centrocampisti: Camoranesi (Juventus), Gattuso (Milan), Pirlo (Milan), Ambrosini (Milan), De Rossi (Roma), Aquilani (Roma), Perrotta (Roma);

Attaccanti: Toni (Bayern Monaco), Borriello (Genoa), Iaquinta (Juventus), Di Natale (Udinese), Quagliarella (Udinese).

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Si registrano i rientri di Buffon e Camoranesi (infortunati in occasione dell’ultima amichevole disputata col Portogallo) e almeno due pesanti assenze: mi riferisco a quelle del difensore Giorgio Chiellini e del capitano della Juventus Alessandro Del Piero. Entrambe sono state frutto di una scelta tecnica che personalmente non condivido; partiamo dal difensore centrale bianconero: nessuno può negare che stia giocando una grande stagione e che la difesa di Ranieri abbia trovato in lui la maggior sicurezza dopo Buffon. Eppure, Donadoni gli ha preferito Fabio Grosso, uomo a cui penso che sarò grato per tutta la vita ma che tuttavia non sta certo facendo faville col suo Lione, anzi. Viste poi le palesi manchevolezze di Materazzi nell’ultimo match di campionato contro la Juve, dove ogni volta che Del Piero lo puntava erano dolori, non sarebbe stato così male convocare un giocatore come Chiellini che si sta esprimendo ormai con costanza su certi livelli. Ma nonostante tutto, le possibilità di partecipare al prossimo Europeo per il forte centrale livornese rimangono alte.

Per quanto riguarda Del Piero invece, credo purtroppo che si tratti di una bocciatura definitiva: l’ultima presenza di Pinturicchio in Nazionale è datata 9 Settembre, giorno del match di San Siro contro la Francia valido per le qualificazioni europee. Lì, schierato da ala sinistra, pur impegnandosi non espresse un gran gioco, uscendo tra gli impietosi fischi del pubblico. In occasione della seguente partita con l’Ucraina non giocò nemmeno un minuto, e Donadoni pensò di non convocarlo in occasione degli scontri decisivi di Novembre contro Scozia e Far Oer. Proprio in quel periodo Del Piero se ne uscì dicendo che in Nazionale, se mai fosse stato ancora convocato, non avrebbe più ricoperto ruoli non suoi: l’affermazione sicuramente è arrivata al mittente, il quale, c’è da scommeterci, non ha gradito. Sta di fatto che a fronte di 5 gol in 7 partite dopo la pausa natalizia Del Piero non venne chiamato da Donadoni per l’amichevole contro il Portogallo e ieri, nonostante una grande prestazione contro l’Inter, è rimasto ancora a Torino. Spero vivamente che il nostro CT riveda le sue scelte in vista di maggio perchè la classe, l’esperienza e la professionalità di un giocatore come Del Piero appartengono a ben pochi attaccanti in questo momento. L’alternativa sarebbe Cassano, ma visto che il barese di crescere e maturare non ne vuole sapere, o fa il Maradona nelle ultime partite che il Giudice Sportivo gli darà la possibilità di giocare in questo campionato o è meglio che che Donadoni lo escluda dai 23.

Ultime valutazioni: Borriello si sta imponendo sempre più come vice-Toni mentre Gilardino vede allontanarsi quasi con certezza le sue ultime possibilità di partecipazione all’Europeo.

Pubblicato in: on 23 Marzo, 2008 at 10:48 pm Commenti (0)
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La Juventus riapre il campionato

Serata importante quella di ieri per il campionato: la Juventus batte per 2-1 l’Inter a San Siro, con gol di Camoranesi e Trezeguet, accorciando così a soli 4 punti il vantaggio della capolista sulla Roma, vittoriosa nel pomeriggio all’Olimpico contro l’Empoli.

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Dopo un buon primo tempo, dove le squadre tuttavia non hanno prodotto pericolose occasioni eccezion fatta per una traversa colpita di testa da Stankovic, le marcature vengono aperte da Camoranesi al quarto minuto della ripresa: l’italo-argentino (in posizione irregolare) raccoglie ai limiti dell’area di rigore un lancio proveniente da metà campo, si trova da solo davanti a Julio Cesar e lo fredda con un potente destro rasoterra sul primo palo. Timida la reazione dei padroni di casa, che dopo un quarto d’ora incassano anche il 2-0: grande assist di Del Piero dai venti metri per Trezeguet che indisturbato all’interno dell’area impatta con violenza il pallone di collo sinistro, senza lasciar scampo al portiere nerazzurro. A questo punto Mancini butta nella mischia il portoghese Maniche al posto di uno scialbo Cruz, e sarà proprio il centrocampista ex Porto a creare i maggiori pensieri alla retroguardia bianconera: firma lui sotto porta, dopo una bella azione di Maicon sulla destra, il gol dell’1-2 che rilancia le speranze dei padroni di casa a meno di dieci minuti dal termine, dopo che la Juventus ha sprecato almeno due palle gol che le avrebbero permesso di chiudere il match in largo anticipo. Sempre dal piede di Maniche arriva il secondo legno della serata, un palo colpito al 92′ dopo un’azione confusa nell’area bianconera, ma sarà l’ultima emozione della partita.

Un risultato per certi versi inaspettato, che dà peso alla stagione della Juventus e le offre il modo di rafforzare il terzo posto (ora il vantaggio sul Milan è di 9 punti), ma che d’altra parte procura seri pensieri in casa nerazzura. La Roma dal canto suo ringrazia e spera in qualcosa che solo due mesi fa sarebbe stato inimmaginabile.

‘L’ultima ora di Venezia’

Una poesia composta dal veneto Arnaldo Fusinato, dedicata alla sua Venezia ridotta agli stenti dopo una lunga insurrezione contro l’Austria. La lirica venne composta nel 1849, ed è a mio avviso la più toccante poesia che sia stata scritta sulla famosa città veneta.

I fatti

Il 16 Marzo 1848 Venezia insorse contro l’Austria precedendo di due giorni le Cinque Giornate di Milano. Stremata dalla fame e dalle malattie la città veneta dovette chiedere la resa il 19 Agosto dell’anno successivo e il giorno 22 venne firmata la capitolazione, che riportava la gloriosa repubblica sotto la soggezione austriaca.

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La poesia

È fosco l’aere,
il cielo è muto;
ed io sul tacito
veron seduto,
in solitaria
malinconia
ti guardo e lagrimo,
Venezia mia !

Fra i rotti nugoli
dell’occidente
il raggio perdesi
del sol morente,
e mesto sibila
per l’aria bruna
l’ultimo gemito
della laguna.

Passa una gondola
della città:
- Ehi, della gondola,
qual novità ? -
- Il morbo infuria
il pan ci manca,
sul ponte sventola
bandiera bianca ! -

No, no, non splendere
su tanti guai,
sole d’Italia,
non splender mai !
E su la veneta
spenta fortuna
si eterni il gemito
della laguna.

Venezia ! L’ultima
ora è venuta;
illustre martire,
tu sei perduta …
Il morbo infuria,
il pan ti manca,
sul ponte sventola
bandiera bianca !

Ma non le ignivome
palle roventi,
né i mille fulmini
su te stridenti,
troncâro ai liberi
tuoi dì lo stame …
Viva Venezia !
muore di fame !

Su le tue pagine
scolpisci, o storia,
l’altrui nequizie
e la sua gloria,
e grida ai posteri:
- Tre volte infame
chi vuol Venezia
morta di fame ! -

Viva Venezia !
L’ira nemica
la sua risuscita
virtude antica;
ma il morbo infuria,
ma il pan ci manca …
sul ponte sventola
bandiera bianca !

Ed ora infrangasi
qui su la pietra,
finché è libera
questa mia cetra.
A te, Venezia,
l’ultimo canto,
l’ultimo bacio,
l’ultimo pianto !

Ramingo ed esule
in suol straniero,
vivrai, Venezia,
nel mio pensiero;
vivrai nel tempio
qui del mio core
come l’immagine
del primo amore.

Ma il vento sibila
ma l’ombra è scura,
ma tutta in tenebre
è la natura:
le corde stridono,
la voce manca …
sul ponte sventola
bandiera bianca !

Pubblicato in: on 16 Marzo, 2008 at 1:18 pm Commenti (0)
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Charlie Chaplin - Discorso all’umanità

Splendido discorso tratto dal film ‘Il grande dittatore’ di Charlie Chaplin (Usa, 1940). Sono passati quasi settant’anni ma, purtroppo aggiungo, le parole di Chaplin non possono non suonare attuali.

Fantasia e colore alle prossime politiche

Giusto ieri sono andato a consultare sul sito del Ministero degli Interni i simboli dei 177 partiti candidati per le prossime elezioni politiche del 13 Aprile. C’e di che divertirsi. Tra contrassegni assurdi, che vanno dal banale al trash, e nomi quanto meno improponibili, ci si può accorgere di quanto sia frammentato il nostro sistema politico.

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Moltissimi i partitelli doppione: di compagini politiche secessioniste, sia per quanto riguarda il nord che per quanto riguarda il sud, ce ne sono a bizzeffe. Per non parlare di tutti quei partiti che hanno impropriamente messo nel loro simbolo il nome di Beppe Grillo, suscitando le ire del comico genovese il quale ha già annunciato di aver mosso i suoi legali per regolare la faccenda. Il conto di falci e martelli e scudi crociati, messi per muovere le nostalgie di qualche elettore, si perde ben presto, ma esistono anche motivi per farsi una bella risata, come quando si constata che per il governo di questo Paese corrono partiti quali ‘Sacro Romano Impero Cattolico - Giuristi del Sacro Romano Impero’, ‘Impotenti esistenziali’, ‘100%’, ‘Movimento giovani poeti d’azione’, ‘Partito internettiano’, ‘No monnezza’, ‘Casinò centro Italia’.

Pubblicato in: on at 1:54 pm Commenti (0)
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